25. Sì va bene, sì però.

Di base evito di arrabbiarmi. Non esterno. Per lavoro coltivo una cortesia salda, infrangibile e spesso ipocrita. Clienti spicci, clienti sgarbati, clienti saccenti: la pazienza varia ma non può mai abbassarsi sotto il livello di guardia. E comunque ci sono i clienti modello che servono a far dimenticare gli altri.
Sfogare la rabbia non appartiene al mio modo di essere e poi non sono molti i casi che giustificano il dispendio di energia necessario a una discussione. Quindi discuto di rado, non raccolgo le provocazioni e sdegno l’arroganza altrui.
Questo non significa che rinunci sempre a reagire e nemmeno che la prepotenza o la stupidità mi siano indifferenti. Se covano un pregiudizio mi ripugnano, ma è soprattutto di fronte all’ottusità dei giovani che ho paura: li vorrei liberi. Li vorrei felici.
Ci sono sfide che in ogni caso vanno raccolte. Da che sono solo nel tragitto da casa all’edicola, ho pensato di riprendere una vecchia abitudine: correre una mezz’ora ogni mattina. Indosso le mie scarperunningbenessereuomo e scendo in strada. Non credevo di avere fiato e voglia di perseverare nell’impresa e invece ho scoperto che mi piace. Saltello spostando il peso da un piede all’altro e comunque avanzo.
Ho constatato che il movimento fisico mi rende costruttivo e che, al contrario, è sufficiente un quarto d’ora di televisione per scivolare nell’apatia. Torno, mi infilo sotto la doccia e prendo un caffè con il video acceso; il meccanismo è perverso: la televisione racconta la vita altrui e tu rimandi i progetti sulla tua.
Con la neve Parigi è più bella del solito, ma ho dovuto rinunciare alla mia corsa. Ieri mattina stavo arrivando davanti al nostro portone quando ho intravisto un tale davanti al citofono. Divisa arancione e borsa a tracolla; teneva delle buste bianche in mano.
Mi avvicino: buongiorno, è la posta?
No è pubblicità risponde sarcastico. Io intendevo sapere se quella divisa, diversa da quella dei dipendenti della Poste de France, avesse a che fare con un servizio della posta ordinaria. Aspetto un libro da mesi e mi domandavo se fosse la volta buona.
Capisco che interpellare la gente al citofono riservi esperienze di vita mortificanti e che deve aver frainteso il mio interessamento con l’ennesima dimostrazione di diffidenza verso chi distribuisce messaggi pubblicitari nelle buche di chi non desidera accumularne.
Ho mostrato la chiave ma non ho aperto il portone; lo tenevo in ostaggio:
ho capito che non è materiale pubblicitario quello che ha in mano, ma aspetto un pacco e mi domandavo se lei lavorasse per la Posta.
Ci sono molte poste private adesso. È tutto cambiato.
Uno storico: pare un corriere e invece ho davanti uno studioso dell’evoluzione dei comportamenti nella società contemporanea. Ho incassato la lezione e gli ho aperto la porta.
Lui allora ha assunto il ruolo della vittima: non c’è bisogno di arrabbiarsi.
Sento che mi ha esasperato: ma io non sono affatto arrabbiato. Sono deluso, perché avrei gradito maggiore educazione.
L’interlocutore teme molto meno l’offesa grossolana; il rimprovero fatto con garbo è spiazzante, la reazione quasi mai immediata. È divertente.
Un’ora più tardi sono al lavoro.
Sono stato a fare la spesa mi dice Monsieur Marcel, il calzolaio, mostrandomi la borsa della Farmacia dei Dottori Fabri che tiene con la mano inguantata: con la neve è arrivata l’influenza in casa. Ho moglie e figli a letto.
Poi senza accorgersene guarda in direzione dell’angolo dove stava accucciato Algernon. Monsieur Marcel era tra quanti non mancavano mai di salutarlo. Rialzando lo sguardo incrocia il mio ma non dice nulla; infila sotto braccio il suo giornale ripiegato e si dirige al caffè di fronte.
Lo osservo mentre si pulisce gli scarponcini prima di entrare e vedo una signora con una giacca di montone, di quelle in voga negli anni Ottanta, che esce dal caffè e tiene aperta la porta a Monsieur Marcel. Poi attraversa il marciapiede in direzione dell’edicola:
Ha per Caso il NUmero Passato di Bild Der Wissenschaft?
Ricordo di averlo ancora e lo trovo alle mie spalle. Mentre cerca il denaro nel borsellino sopraggiunge un uomo dall’andatura affaticata. Si sporge per assicurarsi di averla riconosciuta e la saluta. Lui ha con sé il carrellino della spesa e si appoggia ad esso per rispondere alla signora che si sta informando sulla sua salute.
Mi accorgo di essere stato colpito dalla sistematicità con cui ha programmato le sue commissioni: è stato ad acquistare il formaggio ed è diretto dal macellaio – mi tiene il tacchino per il mio Fifi – ma farà un salto al discount nel cortile del n.110 perché hanno un detersivo non caro: non mi screpola le mani e così dicendo si accarezza il dorso con il palmo dell’altra mano.
Un uomo solo e il suo animale di compagnia. Un uomo ordinato, attento.
Io lo sono molto meno. Trovo rilassante indossare magliette vecchie oppure quelle di Victor per la mia corsa la mattina. Maniche corte sulle maniche lunghe di cotone.
Ammetto che alcuni abbinamenti abbiano bisogno di tempo per essere capiti; li mostro a Victor:
Voilà. Sportivo. Fino a esaurimento scorte!
Mi osserva contrariato: Piuttosto fino all’esaurimento.

cropped-cropped-logo-url.jpg

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

24. Rientro a Parigi.

E poi lamentano la bassa natalità. Guarda qui quanti cavoli. Sto con la fronte appoggiata al finestrino mentre percorriamo in macchina la D 201: i campi sono quasi interamente coltivati a cavoli e la strada invasa dalla sabbia nel tratto in cui si avvicina alla spiaggia du Verger. Le mie constatazioni di viaggio non suscitano alcun interesse:
dovrei prendermi un aiuto in negozio. Ma credi che riuscirei a mantenerlo, con le spese e tutto intendo? A quanto pare i pensieri di Victor erano altrove.
Credo che dovresti almeno provarci.
Provo a mettere un annuncio e vediamo chi si presenta.
Sembra soddisfatto e cambia argomento:
ci ho ripensato a quei tre di ieri. Hai ragione, sembravano il ritratto della felicità.
In effetti il giorno prima, uscendo da un ipermercato appena fuori Cancale, abbiamo notato entrambi, nel parcheggio, un uomo molto giovane, di pelle nera e fisico asciutto, intento a spingere e poi roteare sempre più velocemente un carrello in cui stava seduta una bambina folle di gioia, con il capino riverso, abbandonato all’ebbrezza. Ridevano insieme e intanto una ragazza cercava di riprenderli con lo smartphone.
Caricata la macchina siamo passati accanto a loro, in direzione dell’uscita; hanno interrotto il gioco e la bambina è finita tra le braccia dell’uomo mentre la ragazza mostrava loro la registrazione.

Di ritorno a casa, a Parigi, Victor si avvicina all’ascensore con un borsone a tracolla e due borse della spesa in cui la sera prima siamo riusciti a far stare bottiglie di sidro, scatole di biscotti al burro, due libri di poesie, una zuppiera verde pisello e due magliette Parole de marin (Quando si vedono bene le isole, sta per piovere. Quando non si vedono più…sta già piovendo).
Io ritiro la posta in buca e richiudo lo sportello che, al solito, esce dalle guide  a cui dovrebbe essere ancorato. Appoggio a terra il mio borsone, ricolloco nella sua sede il rettangolo di vetro e giro la chiave nella serratura. Raggiungo Victor e intanto si apre la porta dell’appartamento di Madame Mercier e lei esce sul pianerottolo:
Buonasera Monsieur Chevalier. E mi sorride. Poi vede anche Victor, lo saluta e dispensa un sorriso anche a lui.
Volevo chiedere…e il principino? Non l’ho più visto.
Le spieghiamo che cosa è successo e Madame Mercier ci dice che lo supponeva. Le dispiacerà non incontrare più quel vecchio cane buono nel palazzo.
Vi mancherà così tanto. Era sempre con lei Monsieur Chevalier; mi dispiace davvero.
Victor la ringrazia; gli fa piacere che la gente che lo ha conosciuto spenda una parola in ricordo di Algernon. Nel frattempo l’ascensore è arrivato al piano.
Sto uscendo. Madame ci confessa di aver iniziato a seguire la stagione della Royal Opera House al cinema e di esserne affascinata. Ci vado con Madame Blanchard, la mamma di Madame Rose che lavora alla farmacia all’angolo con rue Gérard.Credo ce lo dica per ottenere la nostra approvazione, a conferma che il suo è un ottimo pretesto per correre il rischio di uscire di casa.
Ottiene la nostra benedizione, si sistema la sciarpa rosso corallo al collo e controlla di aver chiuso bene la porta.

cropped-cropped-logo-url.jpg

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.