43. Lume di candela.

Succede che la scena ti appare davanti agli occhi quando stai pensando ad altro. Vedi la panchina, vedi l’uomo seduto e vedi il cane seduto ai piedi dell’uomo. La panchina è persino pulita – nessuna dichiarazione d’amore, nessun insulto sgrammaticato – l’uomo è sereno, il cane pure. Succede che pensi a quanto sarebbe bello condividere ancora momenti simili con un cane che ti segue ovunque, docile, allegro ma non troppo.
Ho pure discusso con Victor: ho la sensazione che mi impedisca di spiegare le mie ragioni. Ultimamente, di qualsiasi argomento di discussione si tratti, pare non abbia tempo sufficiente per ascoltarmi. Mi accusa di essere prolisso e poi dice di sapere come la penso, il che forse è ancor più irritante.
Poi capita di ritrovarsi in macchina una sera di inizio estate a fissare le luci accese nei dehors dei ristoranti e pensare a come sarebbe stata la vita con la persona che amavi a diciassette anni. Pensi a cosa starà facendo e dove e hai la presunzione di credere che non ti abbia dimenticato.
Quando mi sento solo affondo pietosamente nella memoria dei miei innamoramenti. La memoria vivida e tangibile degli sguardi che ho scambiato, della sensazione che mi dava la vicinanza dell’altro, dell’intesa a spingersi oltre senza arrivare mai a farlo. I soli ricordi a cui torno ancora sono racconti in bozza mai scritti, premesse compiute di libri mai iniziati.
Allora so cosa fare: vado in un museo e spero di fare la coda prima di entrare. Alle porte di un museo le persone aspettano quietamente il loro turno di entrata e a me piace la consapevolezza di essere tra coloro che aspirano al Bello. È importante la partecipazione alla circolazione dell’Arte; nella partecipazione trovo un senso esattamente come lo trovo nella curcuma in un piatto di spaghetti con le zucchine.
Ho visto le fotografie di Marie Cécile Thijs e mi hanno fatto bene. I suoi tulipani soprattutto, un fiore per ogni lungo stelo, uno stelo per ogni foro nel vaso di ceramica di Delft. Equilibrio, nettezza e misura nelle proporzioni, nei colori. Alla fine anche nella mia testa: ho valutato certe questioni da una distanza maggiore

 

Più tardi, a distanza ravvicinata, ho passato in rassegna i prodotti disposti sul nastro in cassa dal cliente davanti a me. La sua abbondante spesa ha sfilato ordinata sotto gli occhi della cassiera che ha riconosciuto il tale come il gestore di un ristorantino della zona. Quando lui ha confermato una prenotazione al telefono lei non ha più avuto dubbi:
– un’amica mi ha detto che si mangia molto bene da lei.
– sono felice; ci tengo alla mia cucina. Faccio la spesa tutti i giorni per avere ingredienti sempre freschi.
– vedo. Devo venire una volta a mangiare da lei.
Parlava e strisciava sul lettore un’infilata di scatolette sospette. Verdura e frutta a parte, tutto il resto lasciava perplessi.
Poi lui ha creduto di dover dire qualcosa sull’atmosfera del suo locale:
– è carino: si mangia a lume di candela. Telefoni prima, le conviene.
Io ho pensato che mangiare in penombra, senza accorgersi troppo di cosa sta nel piatto, poteva rivelarsi conveniente. Comunque ho preso nota del posto per ricordarmi di evitarlo in avvenire.

Per l’ultima uscita della giornata Victor ha portato Gwendolen ai giardini sotto casa prendendola tra le braccia e parlandole sottovoce. Ernest è stato libero di indugiare sotto i rami più bassi di un biancospino, fiero di sentire che Victor seguiva i suoi movimenti. Io mi sono seduto per sopire l’inquietudine di Gwendolen in un atteggiamento che trasmettesse calma. Ha funzionato perché è salita sulla panchina e si è abbandonata al mio fianco dove è rimasta a lungo a decifrare gli intenti di Ernest.
Chi fosse passato di lì in quel preciso momento avrebbe visto un uomo seduto sulla panchina con il suo cane appoggiato contro il braccio. Entrambi rilassati. Sincroni.

Marie Cecile Thijs, The kiss.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

 

Un cane rilassato su una panchina… Di certo non è il mio! Ci ho provato qualche volta a chiedergli due minuti di pausa, nel parco, durante la passeggiata. Ma lui no, lui vuole andare, scoprire sempre qualcosa di nuovo. Tira, tira, così agitato, eppure anche così tranquillo, così buono da riuscire ad avvicinare un essere umano diffidente come me.
Vorrebbe costantemente saltarmi addosso e leccarmi ma io cerco di frenarlo un po’. Anche perché con i suoi svariati centimetri quadrati di lingua ci mette un attimo a inzupparmi.
Ma la scorsa settimana stavo cercando di fare amicizia con la bassotta, che ha iniziato a darmi qualche timida leccata. Ovviamente è stata subito imitata, in modo molto più esuberante, da lui. E non potevo negargli ciò che stavo concedendo all’altra, così ho lasciato che mi leccasse quanto gli pareva.
Ora ne sono felice, sarebbe stato inopportuno impedirgli di salutarmi.

Mademoiselle LeCoq

 

Un pensiero su “43. Lume di candela.”

  1. Un cane rilassato su una panchina… Di certo non è il mio! Ci ho provato qualche volta a chiedergli due minuti di pausa, nel parco, durante la passeggiata. Ma lui no, lui vuole andare, scoprire sempre qualcosa di nuovo. Tira, tira, così agitato, eppure anche così tranquillo, così buono da riuscire ad avvicinare un essere umano diffidente come me.
    Vorrebbe costantemente saltarmi addosso e leccarmi ma io cerco di frenarlo un po’. Anche perché con i suoi svariati centimetri quadrati di lingua ci mette un attimo a inzupparmi.
    Ma la scorsa settimana stavo cercando di fare amicizia con la bassotta, che ha iniziato a darmi qualche timida leccata. Ovviamente è stata subito imitata, in modo molto più esuberante, da lui. E non potevo negargli ciò che stavo concedendo all’altra, così ho lasciato che mi leccasse quanto gli pareva.
    Ora ne sono felice, sarebbe stato inopportuno impedirgli di salutarmi.

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