44. Angoli bui sulla coscienza.

Per quanto tempo possa rimanere fermo a fissarla non credo la situazione possa cambiare. È una bolletta e va pagata. Come ho fatto a dimenticare che tra le uscite del mese c’era anche lei?
Il mese di giugno è iniziato con un bonifico e continuo a depennare pagamenti le cui scadenze avanzano intimidatorie. Un mese di fuoriuscite di denaro – il mio – giustificate dai più nobili fini – forniture, tasse, affitti – e tuttavia dolorose. Non vedo la fine; siamo all’esondazione e io sto al parapetto a guardare il flusso montare, ingestibile.
In verità sto su uno sgabello e lavoro sull’asse da stiro perché la scrivania è occupata dalle copie del catalogo di fotografie a tema culinario che presenteranno giovedì sera nel negozio di Victor.
Rifaccio i conti ancora una volta e poi vado a mangiare un pomodoro. Vorrei rimediare le risorse necessarie all’acquisto di un paio di scarpe che ho visto – un tarlo femminile che la mia natura manifesta prepotentemente – ma temo di dove rinunciare. Solennizzerò la privazione spargendo origano su ogni fetta di pomodoro e rispettiva ranella di uovo sodo.

Giro per casa a piedi nudi e quando cerco i mocassini per scendere in cortile devo strisciare sotto il letto per recuperare la scarpa sinistra che Ernest ha spinto contro la parete. Lui rimane ai piedi del letto e segue ogni mia mossa. Quando riemergo si mette a scodinzolare. Gwendolen apre gli occhi e lo interroga con uno sguardo opaco di sonno e di un filo di muco teso tra la palpebra inferiore e quella superiore.
Mi chino su di lei e le pulisco l’occhio; è una secrezione densa e collosa che aderisce facilmente al lembo di fazzoletto che le avvicino e di cui non mostra paura. Il suo pelo odora di timo e di santoreggia. Comunque qualcosa di simile a un’erba aromatica; ha trattenuto il profumo dell’erba alta in cui ha corso stamattina. Deludo Ernest che mi invita al gioco preferendogli il sacco dell’immondizia.

Avrei dovuto trattenermi ancora un poco con lui. Avrei scampato Monsieur Leval che sulla porta che conduce alle cantine colava perle di saggezza nello sguardo attento di Madame Mercier.
Non ci avevo mai pensato: l’insicura indole di Madame potrebbe subire il fascino dalla sicurezza che sfodera sempre il nostro consigliere di scala.
Comunque sono stato convocato anch’io e non mi sono potuto sottrarre:
– buongiorno Monsieur Leval. Madame Mercier la vedo con piacere.
– buongiorno Monsieur Chevalier – ha risposto lei volgendosi per un attimo verso di me e tornando subito dopo a guardare Monsieur Leval, nel caso avesse altro da aggiungere.
– ha visto quanto è sporco il corridoio delle cantine?- ha chiesto lui.
Effettivamente non brilla.
– Non lo puliscono mai. Sono stato dall’amministratore e ho letto il regolamento: devono pulire una volta al mese.
– …
– Io butto apposta la carta delle caramelle per vedere se scendono qui sotto. Loro raccolgono la carta ma non scopano il corridoio. Raccolgono solo la carta capisce?
Se avessi continuato a tacere gli avrei dato un dispiacere troppo grande:
– temo che lei abbia ragione. Noi abbiamo ripulito la nostra cantina il mese scorso e abbiamo passato la scopa anche fuori ed effettivamente il pavimento ne aveva bisogno.
Madame annuiva con il capo, seria. Teneva le braccia incrociate in segno di attesa, di ascolto. Leval era evidentemente soddisfatto di sapermi solidale.
Ha abbassato un poco la voce per metterci a parte della sua strategia:
– adesso ho seminato negli angoli bui delle pietruzze e voglio vedere se spariscono. La loro scopa non arriverà mai laggiù e io avrò le prove.
L’ho trovato di un’astuzia machiavellica e ho letto dell’ammirazione negli occhi di Madame.
Ho mostrato il mio sacchetto prima di allontanarmi ma la voce di Monsieur Leval mi ha raggiunto mentre uscivo nel cortile:
– senta. Volevo dirle che i condomini hanno deciso di nominare mio supplente il suo amico, Monsieur Laurent. Non c’era all’ultima assemblea ma tutti erano d’accordo nel ritenerlo il più adatto.
– ah, bene. Glielo dirò.
– è tra quanti vivono qua dentro da più tempo. Poi comunque ci sono io.
Mostrava un’aria indulgente Monsieur Leval, di chi concede un’onorificenza e sa per certo che colui che ne è stato investito ne trarrà soddisfazione. Però da uomo munifico ma schivo non voleva dimostrazioni di gratitudine.

L’idea di risalire in casa e telefonare a Victor per dirgli che era stato eletto viceconsigliere – viceMonsieurLeval – mi ha distratto dai crucci dei conti e delle spese. Un piacere inaspettato, un po’ di leggerezza, come quando il protagonista di un musical interrompe il corso della sua storia disgraziata e si mette a ballare, fiducioso. La storia finisce sempre bene.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.