45. La felicità delle piccole cAse.

André Kertész, The Concierge’s Dog, Paris. 1929

 

– Madame Giraudeau va in pensione. L’avreste mai detto Monsieur Sébastien? – Madame prende il suo giornale e lo infila nella borsa della spesa avendo cura di non sgualcirlo – e sapete cosa c’è di veramente strano? Non sono triste.
Uno, due e cinquanta e due centesimi: tengo le monete fra le dita in attesa di un gesto di Madame Giraudeau. Lei è solita tendermi il suo borsellino aperto perché io ci rovesci il resto. Ogni volta le mostro il dovuto sul palmo della mano ma lei rifiuta sempre di guardare, insomma Monsieur Sébastien ci conosciamo da una vita, vuole che non mi fidi?
Oggi si vede che Madame ha altro a cui pensare; qualcosa a cui non è abituata: deve cominciare a pensare a sé stessa.
– Perché mai dovrebbe essere triste?
– Ho passato una vita nelle portinerie. Prima in boulevard Haussmann e poi 42 anni in rue de Sentier. Sono tanti 42 anni – si fa pensierosa Madame e tace nello sforzo di reggere i ricordi sulla piega malinconica degli occhi – io pensavo che fossero una vita. La mia vita.
– Sono tanti ma una vita è molto più lunga – non lo dico per consolarla.
– Ha ragione – si china per sollevare da terra la sua borsa con la spesa – è proprio questo che mi ha sorpreso. Sono stata fortunata a capirlo alla mia età, no?
– …
– ho temuto tanto che arrivasse questo momento: io, sempre abituata a vedere gente, di colpo sola – abbassa un poco la testa e poi spinge lo sguardo in su – sono vedova da tanti anni ma in portineria non si sente la solitudine. Lo sa cosa si dice delle portinerie. Conoscevo ogni famiglia, sa cosa intendo – e ride un po’, con gusto.
– Anche un giornalaio riceve parecchie confidenze. A lungo andare si notano le abitudini dei clienti – cerco di restituirle lo stesso sguardo complice che lei ha offerto a me.
– sì, le abitudini. In un palazzo signorile la portinaia è un po’ come una governante: deve avere a cuore il nome del palazzo. E io ho ottenuto il rispetto delle persone che servivo. Posso dirmi soddisfatta.
– È bello sentirla raccontare.
– Non racconterò mai tutto – e ride di nuovo. Ma brevemente – mio fratello pensava che andassi a vivere con lui, in campagna. Ma io ho capito cosa voglio adesso: un monolocale … e dedicarmi ai miei interessi.
– Ma è bellissimo sentirla parlare così – mi mette allegria, la certezza che le cose possono andare come vorremmo.
– Ho sempre vissuto fra gente ricca, a invidiare i loro saloni, gli specchi nelle entrate, i giardini d’inverno e le terrazze arredate come biblioteche. Immaginavo come sarebbe stato bello sedermi su quelle poltrone invece di stare in piedi ad aspettare che la signora mi affidasse una commissione.
Servo un uomo che si avvicina in monopattino elettrico, quelli autobilanciati che trasportano in giro persone con poco tempo e ancor meno vocazione sportiva. Non posso fare a meno di trovarli ridicoli; mi ricordano le automobili volanti della serie televisiva dei Jetsons. Grazie, buona giornata.

Confesso a Madame che con il passare degli anni apprezzo sempre di più l’idea di un piccolo appartamento confortevole.
– È proprio quello che intendo io – riprende lei – ci metto quello che per me è importante e cos’altro mi serve? Il resto lo spendo per fare ciò che mi rende felice. Sarò troppo vecchia per viaggiare?
– Non lo dica. So che non lo pensa. E poi per viaggiare bisogna aver compreso lo spirito giusto con cui farlo, non c’è età.
– E poi vorrei andare a teatro. Capitava che Madame Bresaz mi desse i biglietti quando non poteva andarci lei e io ci andavo con qualche amica o anche da sola. Mi piacerebbe continuare a farlo. Mi piacerebbe fare l’abbonamento e poi poter dire di averlo fatto.
– Per quanto possa servire: approvo pienamente i suoi programmi.
– Non voglio preoccuparmi se piove o nevica. Mio fratello scende la notte per liberare la strada dalla neve e poi si seppellisce in casa. Quando avrò voglia di camminare in giardino andrò al parco a guardare i giardinieri del comune che lavorano per me.
È risoluta Madame Giraudeau. La vedo allontanarsi sul marciapiede con la cesta della verdura appesa all’avambraccio a bilanciare il peso della borsa nella mano opposta. Malgrado il carico Madame ha un portamento elegante, composto.
Ricordo che un amico di famiglia disse un giorno che lo studio di un professionista – lui – doveva molto alla presenza di una segretaria efficiente. Lei faceva gran parte del lavoro.
Ebbene credo che un palazzo signorile debba molto alla signorilità della portinaia. È lei che accoglie gli estranei: dal suo comportamento si deduce la dignità di chi abita il palazzo.
Del resto capita spesso che il personale di servizio superi nei modi la rilassatezza di chi occupa i piani più alti.
In alcun modo Bertie Wooster avrebbe qualcosa da insegnare al suo maggiordomo Jeeves, inespugnato baluardo di un’impeccabile educazione inglese: “verso i primi di giugno ero andato a Cannes. Jeeves era rimasto a casa: non voleva perdersi Ascot”. [P.G.Wodehouse]

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

 

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