XIV. Presepe scomposto.

Nora trascorrerà il Natale in Italia, a Firenze. Parte questa notte.
– Al telefono la signora del B&B mi ha detto che adora Parigi. Tutti adorano Parigi ma io non ne ho voglia sotto le feste. Ti pare logico? Quelli sognano Parigi e io sogno di andarmene.
– La logica sta nella fuga. È necessario esercitare la fuga; regolarmente. Meglio dove parlano una lingua diversa: tornerai rigenerata – sto controllando la data in copertina dei resi e ogni volta che Nora dice qualcosa devo ricominciare da capo.
– Speriamo. Questa storia con François mi ha svuotata. Ci ho creduto davvero.
– Tu ci credi sempre.
– Non vado in Italia da più di dieci anni.
– Ti raccomando la Pensione Bertolini: pretendi la camera con vista.
– Come nel film.
– Veramente io pensavo al libro – e mi sfilo i guanti perché non riesco a lavorare con quelli.
– Farò una foto sotto la statua del Davide nudo perché tu possa invidiarmi.
– Non passi a vedere se sotto il nostro albero c’è qualcosa per te?
– Certo che passo! Devo baciare Victor e dargli il paraorecchie che ho fatto per lui: lana Shetland viola e petrolio. Credi che lo metterà?
– No. Non lo indosserà mai – ridiamo insieme.
Nora solleva da terra il suo bassotto e lo bacia sulla fronte:
– sei gelato chéri – fa per andarsene ma si ferma a qualche passo dal mio chiosco di giornali:
– lo so che pensi ai miei biscotti al burro.
– e cannella. Non è Vigilia senza i tuoi biscotti – le lancio un bacio e lei fa cenno di serrarlo nel palmo della mano.

Ho dimenticato di dirle che ho trovato al mercatino una zuppiera da regalare a Victor. Di quelle che lui colleziona: in gres, un’austera zuppiera color terra del Pays de Caux.
Ogni seconda domenica del mese mercanzia di genere vario viene scaricata sotto la tettoia del mercato di rue T. da auto stipate sino all’orlo. Ci siamo andati insieme io e Victor e poi io ci sono tornato con Ernest.
In vista del Natale su ogni banco c’era qualche oggetto in tema: addobbi in uso negli anni Settanta, decorazioni sbiadite, luci a intermittenza comoda. E poi statuine del presepe: pastori coricati sul loro gregge, angeli schiacciati sotto l’incudine del fabbro, il fruttivendolo, la lavandaia, gli uni più alti degli altri da collocare secondo la prospettiva. Qualcuno in gesso.
Anche un pezzo di pregevole interesse storico: lo specchio sbeccato con cui si fingeva il lago. Riconoscerlo in fondo a una scatola è stato confortante: un motivo per cui credere che le buone cose covano rassicuranti.
A Victor piace osservare la finezza esecutiva negli animali in miniatura: dice che gli ricordano gli animali della fattoria con cui giocava da piccolo. Mentre lui esaminava una scrofa scolorita coricata su un lato per allattare – è fatta bene, guarda le mammelle mi diceva tenendola sottosopra tra indice e pollice- io ho avuto l’impressione di trovarmi in mezzo a un solo presepe esteso sull’intera area coperta dalla tettoia.
Un presepe scomposto, secondo la moda. Se può dirsi elegante presentare un dolce della tradizione scomposto nei suoi elementi non vedo perché non possa esserlo altrettanto il presepe che ho creduto di vedere io, disseminato tra i banchi.
Poi mi sono sentito chiamare e seguendo la voce per capire da dove provenisse ho trovato il volto rubicondo di Monsieur Alliaume:
– e i cani dove sono?
Conosco da tempo Monsieur Alliaume e la sua Fifì, un vecchio volpino che non ha mai mancato occasione di vomitare il suo biasimo addosso ad Algernon. Lo individuava a distanza e attaccava a insultarlo, intimandogli di non avvicinarsi troppo al padrone.
Monsieur Alliaume, grasso e stanco per colpa del cuore malato, non si trascinava oltre la panchina;  da lì controllava le brevi escursioni di Fifì nel giardino sotto casa. Quando lei cominciava a ringhiare la richiamava a sé dandole della vecchia puttanella; lei allora tornava brontolando verso di lui che si chinava ansimando per sollevarla sulle sue ginocchia.
Sotto un berretto di pile stropicciato, alto oltre la sommità della  testa, stava con le mani in tasca ai piedi di due teli stesi a terra. Ci aveva scolato sopra qualche libro, fumetti, guanti smessi, foulards stinti, scarpe. Ho pensato che la pensione non gli bastasse più.
Quando sono tornato con Ernest l’ho trovato che chiacchierava con il vicino che intanto ritirava i suoi arnesi in macchina:
– se si accontenta di uno, qui c’è Ernest – gli ho detto da lontano.
Lui ha sorriso e si è avvicinato per accarezzarlo.
Mi ha detto che Fifì patisce il freddo e quindi era rimasta a casa.
– Buon Natale Monsieur Alliaume.
– Buon Natale anche a lei. Auguri.

Sébastien e Victor augurano Buon Natale

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit lundi 31.