XVII. La muffa sulla virtù.

Madame Caron aveva sposato Monsieur Blanchard tre mesi prima che lui morisse. Vivevano insieme nell’appartamento di lui da sei anni e in vista della sua morte lui aveva pensato di mettere le cose a posto perché lei potesse godere in seguito dei piccoli benefici che sarebbero spettati alla sua vedova.
Si erano conosciuti al circolo di ballo di Passage Boiton: non una scuola di ballo; piuttosto una palestra in cui si ballava il valzer musette due volte a settimana: il mercoledì dalle 18 e il venerdì dopo cena.
Monsieur Blanchard era divorziato da molto tempo; amava le donne e con loro aveva un discreto successo. Sette mesi prima Madame Caron aveva accompagnato il feretro del marito al cimitero di Bécherel, dov’era nato e dove le cognate desideravano andare a trovarlo.
Aveva cresciuto due figli e tenuto i conti della macelleria di Monsieur Caron per quarantasei anni. Seduta alla cassa aveva ammirato la meticolosità con cui il marito ricavava i medaglioni per l’arrosto di Madame Alvarez o l’arista per la vecchia Odette. Lo aveva ammirato fino ad annoiarsi: uomo onesto, gran lavoratore, buon padre e compagno consapevolmente privo di fantasia.
Adesso che Madame aveva fatto quanto la buona educazione e le cognate si aspettavano da lei era tempo di pensare all’abbonamento al bus per raggiungere Passage Boiton. Poi fu tempo di acquistare un rossetto perché Madame aveva sempre desiderato provare a usarne uno.

Fu Monsieur Blanchard in persona ad annunciare a me e a Victor l’imminente trasloco di Madame Caron. Lo fece sulla porta della panetteria da cui usciva e in cui noi stavamo entrando:
– abbiamo deciso di provarci. Stiamo bene insieme, non discutiamo mai – non aveva scopo rimanere separati: era chiaro ai suoi occhi limpidi.
Arrivò Madame e con lei la cassettiera della camera da letto e l’angoliera chippendale. Poi arrivarono i nipoti di Madame – al pomeriggio dopo la scuola – e Monsieur Blanchard non fu più solo.
Continuarono a frequentare insieme il circolo di Passage Boiton – il mercoledì e il venerdì – si iscrissero ai tornei di burraco alla bocciofila del parco de la Montgolfière e presero l’abitudine di leggere il giornale alla biblioteca del quartiere, la mattina prima di fare la spesa. Dopo un anno di vita insieme pensarono che sarebbe stato bello trascorrere l’inverno al mare e ogni anno si concessero un soggiorno in bassa stagione a Sainte Marie, sull’Ile de Ré.

– Ho voluto bene a mio marito, ma allora c’era la famiglia e c’era il lavoro. Con Emile invece vivevamo solo per noi e abbiamo fatto ciò che ci piaceva fare.
Così dice Madame adesso che Monsieur Blanchard non le presta più il braccio per camminare insieme verso la biblioteca.
Quando fu chiaro che la malattia avrebbe abitato con loro sino a pretendere la vita di Monsieur Blanchard, lei ce lo comunicò con un pesante cenno del capo, a destra e poi a sinistra.
Dopo la morte di Monsieur Blanchard, Madame è rimasta in casa per mesi, a lucidare la vetrinetta della sua angoliera. Quando incontravo i suoi occhi gonfi, scaldati dal pianto, speravo che Madame trovasse la forza per vivere ancora.

Finalmente ora sorride di nuovo, col rossetto. Mi racconta di aver stretto amicizia con un uomo di Évry, un maestro elementare in pensione. La figlia lo ha costretto a trasferirsi a Parigi dopo la morte della moglie:
– siamo solo amici, ma balliamo insieme e mi ha chiesto di frequentare un corso di computer. Può servirmi, anche per capire come usare il telefonino, no?

E questa mattina rientrando dalla corsa sono stato fermato da Madame Fournier per una petizione di quartiere.
– Sono felice di vedere che Madame Blanchard ha degli amici. Davvero felice per lei: non tutti riescono a rifarsi una vita come sta facendo lei.
In effetti Madame Fournier coltiva una virtuosa fedeltà al ricordo del marito, morto più di vent’anni fa. Sopravvive nell’attesa che qualcuno plauda a tanta perseveranza e intanto perpetua l’immagine di un uomo ingenuo, privo di abilità decisionali: ci dovevo pensare io.
È ancora una donna bella, alta e bionda, ma, a differenza di Madame Blanchard, è totalmente priva di fascino. La sua morale ipocrita odora di stantio mentre il passaggio della corta Madame Blanchard diffonde un dolce profumo di vita. Pare vaniglia.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.