XXIII. Il giro del mondo.

 

– Quando sono sceso era aperta e adesso che sono rientrato era aperta di nuovo. Cosa ci vuole a capire che la porta va accompagnata.
Monsieur Leval stava di vedetta. Sono capitato io e lo ha spiegato a me: con il freddo il portone di ingresso non fa battuta, non chiude bene, e quindi va spinto.
Ha ragione ma pare che siano in maggioranza coloro che escono di fretta e al rientro non vedono l’ora di raggiungere il loro appartamento.
– Ma è per l’interesse di tutti. Lasciamo la porta aperta ai ladri, lo capisce?
Ha ragione e glielo dico. A questo punto però lui ha esaurito l’argomento ma non la voglia di chiacchierare.
– Se tutti rispettassimo le regole… Mi scusi sono rigido ma mi hanno educato così.
Non posso continuare a dirgli che è nel giusto – per via delle regole che vanno rispettate – e quindi mi limito ad abbozzare un sorriso. Non posso nemmeno arrivare all’ascensore perché lui mi sta di fronte e non accenna a spostarsi per lasciare libero il passaggio.
– Mio padre era ufficiale della polizia nazionale.
Si aspetta ammirazione e io accenno rispetto. Siamo ai prodromi di un racconto e in fondo a me non spiacciono i racconti di Monsieur Leval.
– Io ho fatto il regalo più bello che potessi fare a mio padre – pausa ad effetto – lui mi ha detto tante volte Joseph tu mi hai fatto il regalo più bello della mia vita.
Si commuove un poco Monsieur Leval. Pare proprio aver scelto un argomento che gli da soddisfazione e si abbandona compiaciuto alla nostalgia trasudante come un vecchio Camambert, come l’espressione che avevo letto in una raccolta di Julian Barnes[1]  e che adesso mi torna in mente e trovo perfetta.
– Lui aveva fatto la formazione a St. Cyr Au Mont d’Or, vicino casa. Lui era di Lione. Poi era diventato ispettore di polizia vicino Parigi, a Cannes Écluse. Sa dov’è?
Mi coglie impreparato e continua:
– ha lavorato a Parigi nella polizia giudiziaria. È stato nel 12mo e in un commissariato del 14mo fino alla pensione. Poi è tornato a vivere in provincia. Ma da vecchio è tornato a Parigi per venire a trovare la mia famiglia e allora io sono andato a Cannes Écluse, ho chiesto di parlare con un responsabile e ho spiegato la faccenda: volevo portare mio padre a visitare la scuola in cui era stato negli anni Settanta.
– Per suo padre è stata una sorpresa – tocca a me enfatizzare.
– Una grande sorpresa. Lo aspettavano perché io lo avevo preceduto – ribadisce – gli hanno fatto visitare le aule e i vari dipartimenti. Lo hanno fatto sentire ancora in divisa.
– Capisco perché le diceva di aver ricevuto un grande regalo.
– Fu commovente. E loro furono molto gentili: alla fine gli consegnarono una pergamena – tira fuori il fazzoletto, bianco e piegato come appena stirato. Alza un poco l’asticella degli occhiali e appoggia per un istante la punta del fazzoletto all’angolo dell’occhio. Prima l’uno, poi l’altro e poi sistema gli occhiali sul naso e ritira il fazzoletto nella tasca del cappotto.
– Mio padre teneva quella pergamena nel salottino. Mi pare l’avesse fatta incorniciare.
– Desiderava che lei seguisse le sue orme?
– Non so. Mia madre preferiva che facessi un lavoro meno pericoloso. Era contenta di sapermi in banca.
Si sposta per lasciarmi passare:
– ha visto cosa le ho raccontato?
– ho ascoltato con piacere. Buona giornata Monsieur Leval.
– Buona giornata – poi ci ripensa e aggiunge: magari metto un biglietto attaccato al portone. Cosa ne dice?
– Può essere una buona idea.

Talvolta poche parole rivelano un’intera esistenza. Non occorre ripercorrerla per intero: è sufficiente evocarla fornendo pochi elementi. Come accade nei libri, come accade a teatro.
Qualche giorno fa un uomo con lunghi capelli grigi raccolti sulla nuca e un Moncler gonfio come portavamo tutti negli anni Ottanta ed ora solo l’omino Michelin, ha acquistato il giornale e mentre contavo la moneta per il resto ha visto i cani:
– sono segugi. Stanno bene: hanno un bel pelo.
Ho detto qualcosa su di loro. Quello che dico sempre: sono da caccia, li abbiamo presi insieme, la femmina ha molte paure.
– I canili sono pieni di cani da caccia – ha detto lui.
Ho annuito:
– sono straordinari cani da compagnia.
– È vero. Io li conosco bene i cani: se mettessi in fila tutti i cani che ho tosato in vita mia farebbero il giro del mondo. Una volta al mese andavo al rifugio di Gaillon e tosavo i cani del canile senza compenso.
Si è preso il resto e se ne è andato.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

 

[1] J.BARNES, Tunnel in J.BARNES, Oltremanica.