XXVIII. Amor cortese.

– Voi dite andiamo su a Parigi o giù a Parigi? L’altra sera c’è stata una discussione tra i miei.
– Beh… se immagino la carta stradale distesa davanti a me dico su a Parigi perché Parigi sta più in alto, a nord.
Maurice sta in ginocchio sul pavimento davanti al vetro rotto della porta finestra e tende il metro per misurare l’altezza del telaio. È muratore, divorziato e ipocondriaco; vive a Parigi da molti anni ma non ha mai smesso di sentirsi un abitante di Chaumont, in Alta Marna:
– è quello che dico anch’io – dice voltandosi e lasciando la presa sul metro che quindi si riavvolge e scompare nel suo guscio – mio fratello invece dice che Parigi sta più in basso, per l’altitudine.
Si può ricorrere alla pazienza di Maurice per un’infinità di lavori che altri rifiuterebbero: lui non si tira mai indietro. Ha tempi biblici e non serve a nulla fargli premura, ma quando finalmente si dedica al vostro piccolo incubo domestico lo fa senza risparmiarsi e ad ogni passaggio dimentica qualcosa: cacciaviti, cazzuola, secchio, la prolunga della scala allungabile.
Ce ne parlò Daniel alcuni secoli fa e lui si presentò con i ferri e la tuta da lavoro. Si è sempre spogliato a vista sino al giorno in cui Victor si felicitò per il suo bicipite femorale praticamente perfetto; allora prese a cambiarsi al riparo dello schienale della poltrona.
Proprio sulle riparazioni di poco conto Maurice si distingue per inventiva, praticità ed esperienza. La maggior parte di ciò che gli occorre viaggia con lui nella sua Renault Mégane station wagon grigia, stipato nel bagagliaio e sui sedili posteriori abbattuti il giorno successivo all’acquisto nel marzo del 2001 e mai più rialzati. Sul sedile davanti siede Molly, il boxer che da otto anni ansima a fianco del posto di guida e garantisce a Maurice un parcheggio custodito ovunque posteggi.
Oggi Maurice si è detto subito disponibile; gli abbiamo telefonato appena svegli spiegandogli la situazione e lui è stato conciso: vengo.

Al nostro rientro ieri sera abbiamo trovato la casa rivoltata dalla barbara intrusione dei ladri. È la seconda volta in meno di dieci anni. Non è molto in verità ma è pur sempre un’esperienza svilente: indumenti a terra, calpestati, cassetti frugati, armadi sventrati, ricordi violati.
I cani erano con noi e al nostro rientro non sembravano disturbati dal disordine; hanno fiutato qualcosa sul pavimento ma poi hanno ripreso le loro abitudini. Ernest ha cercato la ciotola per bere e non è parso infastidito dal fatto che nell’acqua fosse finita la cornice con il numero di Natale del 1954 della Revue de Cuisine traditionelle de Bourgogne.
– La mia copertina! Guarda qua com’è ridotta la cornice – ha detto Victor tirandola su.
– Tutti i quadri sono stati scostati: sono tutti storti.
– Vado a vedere i miei ascot.

Il distacco con cui ho reagito questa volta ha stupito persino me: alla fine non si sono appropriati di nulla di importante.
Poi mi sono accorto che dal ripiano del vecchio secrétaire mancavano le due statuine: dama e cavaliere. Due brutte statuine di porcellana appartenenti alla mia famiglia – non so se a mia madre o se provenissero dalla famiglia di mio padre – che ricordo di aver sempre visto su quel ripiano dopo ogni trasloco. Di nessun valore. Quando le sollevavo per togliere la polvere poi mi assicuravo di disporre il cavaliere di fronte alla sua signora, un poco arretrato perché la riverenza che era in atto di compiere rispettasse le buone maniere.
Ebbene, per quanto strano possa sembrare, questa è stata l’unica mancanza che ho patito. Perché non sono stato in grado di impedire che una mano estranea si chiudesse attorno alla loro vita per trascinarle via.
– Non ho mai saputo di dove venissero e adesso chissà dove sono finite – la tenerezza mi ha preso alla gola.
Victor è affondato sul divano accanto a me e ha messo la sua mano grande sulla mia:
– ci tenevi davvero?
– No, non ci tenevo. Ma li immagino in un posto orrendo e io non posso fare nulla per loro. Gli hanno fatto del male capisci? Lo so: è stupido.
Victor si è alzato per prendere il fazzoletto dalla tasca della giacca. Offrendomelo ha aggiunto con voce ferma, certo che non potesse essere altrimenti:
– non può essere accaduto nulla di male: il cavaliere è con lei e lo ha certamente impedito.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.