XXXII. Come un figlio.

Era tutta contenta Alphonsine e prima che Victor posasse un bacio sulla sua guancia è sgusciata via dalle sue braccia per salire sul primo scalino davanti alla porta del 22:
– vieni qui che così sono alta come te.
Alphonsine è piccola di statura, magra e ossuta, porta gli occhiali grandi e i capelli a caschetto come non si usa più. Deve il suo nome allo zio Alphonse molto amato in famiglia e morto giovane in guerra: non c’erano maschi tra i nipoti che potessero portarne il nome.
Alphonsine non dispone di molti mezzi e quello che ha lo spende per mantenere i suoi cinque cani: un bassotto, un vecchio barboncino, due incroci di pincher e un bastardo lucido e glabro che in genere chiude la fila. Il bassotto ha la mascella inferiore più lunga di quella di sopra, con gli incisivi di fuori come i denti della cucchiaia di un escavatore; lui sta sempre un passo avanti agli altri e quindi è l’ultimo ad accorgersi delle soste nelle retrovie, quando Alphonsine si ferma a lanciare qualche crocchetta come un contadino semina il grano.
Una volta al mese Alphonsine entra nella gastronomia di Victor per acquistare una porzione di aspic di pollo in gelatina; è per la figlia che non mangia carne in nessun altro modo.
A 48 anni la sua unica figlia Joanie – come la secondogenita di Howard Cunningham in Happy Days – ha perso il lavoro da operaia alla catena di montaggio ed è praticamente tornata a vivere dalla madre: torna nel suo appartamento solo per dormire. Victor conosce anche lei e sa che l’unico argomento di conversazione è la sua depressione e l’incompetenza dei medici che hanno cercato di curarla sinora.
Alphonsine dice che dopo uno sfortunato legame sentimentale Joanie odia tutti gli uomini e quindi ha rinunciato a sognare per lei una famiglia. Joanie dice qualcosa di simile ma preferisce riconoscere nei suoi genitori l’esempio sbagliato da cui derivano tutte le sue paure.
Al padre in particolare rinfaccia la maggior parte delle sue frustrazioni e conclude che l’unica cosa utile è stata la sua morte lo scorso anno.
Del resto anche Alphonsine biasima il marito e ricava una specie di conforto dal racconto agli altri della sua vita matrimoniale:
– con rispetto parlando, quel pezzo di merda mi ha mangiato tutto quello che avevo.
Tutto il quartiere conosce Alphonsine, anche quelli che preferiscono evitarla. In genere però la gente si ferma a parlare con lei che è gentile con i bambini e si entusiasma di poco allargando un sorriso disteso.

– Per me tu sei come un figlio – così disse a Victor l’estate scorsa quando lui le promise di accompagnarla per un sopralluogo nella casa comprata con il marito a Marines, nel Vexin. Non proprio una casa, piuttosto la rimessa di una fattoria che loro avevano sistemato per le vacanze quando Joanie era una bambina. Non ci andava da anni e la figlia si rifiutava di portarcela.
Lei ricordava che i vicini avevano le capre e aveva preparato qualche foglia di cavolo e dell’insalata per loro e in una borsa aveva messo una confezione di biscotti per i cani di Victor.
Nel pomeriggio erano di ritorno a Parigi: Alphonsine paga di aver appurato lo stato della casa che le era sembrata ancora più piccola di quanto ricordasse e Victor carico di frutta che avevano raccolto dagli alberi del giardino e che Alphonsine non aveva voluto.
Di fronte all’orgoglio con cui Alphonsine aveva introdotto Victor nella sua campagna, lui aveva ricambiato apprezzando il posto. Troppo forse per non rischiare di convincere Alphonsine che una gita in Vexin di tanto in tanto fosse gradita ad entrambi.
Da allora le richieste di tornare si sono fatte frequenti e Victor ha dovuto far argine all’eccesso di premura di Alphonsine mostrandole di avere troppo lavoro da sbrigare. Victor era convinto di averla ricondotta a maggior ragionevolezza ma oggi si è arreso alla sconfitta; Alphonsine ha convenuto che fosse meglio rimandare: perché fare un giro di poche ore quando potevano prendersi una giornata intera magari alla fine del mese?
Essere gentili significa permettere a qualcuno di decidere quando e come lo sarai la prossima volta.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.