XXXV. Tosca

Finalmente Madame Pilot sa di essere grassa ed è diventata bella. Ha smesso di indossare il suo guardaroba vecchio di due taglie e ha cominciato a vestire il suo corpo tondo con gusto e ironia.
Prima riassumeva i chili di troppo nei soliti pantaloni, nelle solite magliette che a forza di tirare le andavano ancora, tese a ogni curva. Il grasso compresso sfogava impietoso svilendo l’impressione che Madame coltivava della sua figurina.
Del resto tutti noi abbiamo del nostro aspetto un’idea, la rappresentazione ferma agli anni della prima maturità. La nostra mente ci vede così e davanti allo specchio lavoriamo per avvicinarci il più possibile alla proiezione di noi stessi: ci mettiamo un poco di profilo, tratteniamo la pancia, tendiamo i muscoli del viso per sembrare tonici e più interessanti. È la nostra immagine riflessa all’improvviso che ci coglie impreparati: nel finestrino dell’autobus, in ascensore, nella vetrina di un negozio, nello specchio parabolico sopra il semaforo.
Oggi Madame Pilot girava l’angolo e puntava al chiosco di giornali ondeggiando sinuosa nel suo vestitino nero punteggiato di fiorellini rossi, che le scivolava addosso leggero fermandosi ben sopra le ginocchia. Portava le calze nere: un po’ fuori stagione forse ma di grande effetto nelle scarpe allacciate, aperte in punta, rosse come marasche mature. Rossa anche la stola di lino che cadeva dalle spalle e di un bel rosso acceso le labbra da far sembrare ancora più bianco il suo sorriso.
Il cambiamento ha fatto bene all’umore di Madame – le si legge in volto la soddisfazione per aver scelto di meritarlo – e fa bene a chiunque la guardi.
Ci vuole tempo perché una persona abbia cura del suo aspetto e a una persona grassoccia ne deve certamente occorrere di più perché tutto appaia disinvolto e chiaramente al meglio delle sue possibilità. Si è disposti a perdonare molto meno a una donna di proporzioni abbondanti.
E sospetto che Madame Pilot abbia scelto di rinnovare anche il suo guardaroba di biancheria, il suo dessous. Mi piace credere che il vento leggero che ha spinto Madame Pilot a svuotare gli armadi abbia scombinato anche il cassetto della sua lingerie: non può apparire così vezzosa senza nascondere qualcosa di davvero grazioso sotto quel suo abitino.
E poi Madame ha trascorso la sua vita a confezionare busti nel negozio di Monsieur Armand Clobel, Confezione busti Corsetteria e non è certo l’esperienza a mancarle.

Al chiosco è passato anche Jerome. Teneva fra le mani, incrociate sulle reni, una locandina arrotolata ma ha voluto mostrarmela solo prima di andarsene.
Ha atteso che io servissi i clienti e poi ci ha tenuto a dirmi con quali autobus era arrivato da me. I soliti, ho pensato io, ma ora Jerome sente il bisogno di fare e di dire cose che prima della sua malattia gli sarebbero parse banali.
– Ed eccomi qui – ha concluso sorridendo sotto le sue benevole guance cadenti, aspettandosi che io fossi felice del risultato quando lui.
Innanzi tutto si era accorto del messaggio che gli avevo inviato per il suo compleanno solo facendo colazione e voleva ringraziarmi personalmente.
– Mi hai commosso, veramente – mi ha detto e io ho taciuto che a quel messaggio lui aveva già risposto con una telefonata qualche giorno prima.
Per lo stesso messaggio di auguri ho avuto una reazione divertita – subito, al telefono – e una sentimentale a distanza di giorni. Tutte le nostre frasi potrebbero suscitare più di una reazione e a noi è dato conoscerne solo una.
– Adesso me ne vado e approfitto di essere da queste parti per comprare il formaggio da Monsieur Pier… Ti avevo portato questo.
Srotola la locandina e poi scorre la mano sull’abbottonatura ordinata del gilet di lana che indossa sulla camicia con le maniche corte: una Tosca alla Fenice di Venezia nel febbraio del 1989. Non capisco ma Jerome sa che non posso comprendere e mi spiega: ha deciso di disfarsi di alcune cose che lo hanno accompagnato nella vita e vuole che io e Victor passiamo a prendere la sua collezione di libretti d’opera. Io ignoravo persino che Jerome conoscesse l’opera.
E invece Jerome è stato un appassionato per gran parte della sua vita:
– andavo a comprare il libretto per preparami e ne ho un centinaio. Questa fu un’occasione rara: a Venezia addirittura.
– Devi tenerli tu. Devono stare con te.
Lui si fa grave. Non lo dice perché sa che mi dispiace ma continua a meditare un trasloco in una casa di riposo dove possano avere cura di lui. Prima di andarsene vuole essere lui a lasciare ciò a cui tiene di più alle persone care.
Sfilo dalle sue mani la locandina e vedo che in un angolo aveva appuntato qualche numero, un’ora forse.
– Saremo lieti di conservare la tua collezione. Contaci.
Esco ad abbracciarlo e lui pare contento: come se le cose fossero andate come sperava.
– Ho tenuto anche i biglietti e i programmi di sala – aggiunge. Poi libera la mano dalla mia e mi saluta:
– l’altra volta sono entrato per comprare il camembert ed è riuscito a rifilarmi il comté che per me non sa di nulla!
Ho cercato un giornale per una cliente e l’ho perso di vista mentre si avviava camminando piano.

 

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

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