XXXVII. Coco e il giardinaggio.

– Potrei provare a chiedere se hanno qualcosa. L’ultimo libro lo ha pubblicato tre anni fa.
Coco scorre lo scaffale della saggistica storica. Non lo ha mai fatto. Non credevo lo avrebbe mai fatto. Parla e guarda in alto tendendo il suo lungo braccio da uomo, pronta a sfilare il libro nel caso scorga il suo nome, e così facendo la manica della camicia in lino scivola indietro e si stropiccia sul gomito.
Lui si chiama Aubert e lo conosce da qualche settimana: 53 anni, un figlio in Inghilterra che si mantiene da solo, il dottorato in storia moderna, dieci anni di ricerca in università, diversi volumi collettanei e qualche monografia firmata in autonomia che gli sono valsi una dignitosa serie di riconoscimenti e l’indifferenza dell’intero dipartimento quando gli hanno preferito un altro ricercatore.
Ora fa il giardiniere. Coco lo ha conosciuto al Luxembourg mentre mangiava un panino con un pensionato che fa il volontario e tiene pulite le aiuole. Avevano trapiantato la cuphea hyssopifolia, un fitto sottobosco ai piedi delle spighe di salvia farinacea.
Coco riconosce a mala pena un tulipano da una gerbera e comunque non è particolarmente sensibile al fascino dell’uno o dell’altro. Hanno scambiato qualche parola e Coco è tornata al Luxembourg sperando di ritrovarlo.
– C’era solo Gregoire, il volontario. Era con un amico. Ci vanno due volte la settimana.
– Si deve un gran lavoro a questi appassionati del senso civico – mi avvicino a Coco dopo aver letto la terza di copertina di un paio di libri. Ne prendo uno per decidere più tardi se acquistarlo o meno. Sto bene in una libreria; mi sento al sicuro. Mi manca un titolo da rimpiangere a fine lettura e spero di trovare qualcosa di interessante.
Di solito preferisco venire in questa libreria con Victor perché con lui riesco a parlare di libri; discutiamo delle novità, ci confrontiamo. Coco si annoia e le sue chiacchiere sono di intralcio, ma stasera è curiosa come un bambino: vorrebbe trovare il giocattolo di cui ha sentito parlare.
– Non troverari quel libro qui.
– Ma potrei richiederlo. Ordinarlo?
– Non credo che qui trattino quel tipo di editoria.
– Oh, capisco – Coco è delusa ma si fida di quanto le dico e non ribatte.
Dirotta sul cassone dei film “a partire da 4,99” e io mi siedo in poltrona per sfogliare i libri che ho scelto. Questa non è una libreria molto fornita ma mi piace tornarci: sono affezionato all’idea che io e Victor abbiamo speso qui molti dei nostri ritagli di tempo prima di cena.
E poi qui vicino c’è un ristorante peruviano dove si mangia un eccellente ceviche pescado e la huancaina come la fa la nostra amica Amparo. L’ultima volta gli abbiamo preferito un pastificio italiano, sempre nel XVIIImo, ma abbiamo sbagliato la scelta del piatto e comunque nulla di ciò che abbiamo visto, tantomeno i prezzi, ci è piaciuto. Però il personale è stato molto gentile, anche quando era chiaro che non avremmo ordinato altro e probabilmente non saremmo tornati.
– Lo hai visto? Lo prendo per Gilbert – Coco ha trovato qualcosa, non per sé ma per il figlio di Daniel e Sara e la cosa la rende ugualmente felice – ma lo sai che Marie si ricorda una cosa che le avevo detto all’uscita dal cinema quando era bambina? Mi ha commossa.
Coco è fatta così: si commuove e noi l’amiamo perché si commuove. Anche noi abbiamo portato Marie molte volte al cinema quando era una bambina, cosa che non abbiamo più fatto con i figli di Daniel e Sara che sono venuti dopo.
Alla fine decido di non comprare nulla. Memorizzo un titolo per cercare più tardi qualche notizia in più e usciamo dal negozio.
– L’hai più sentito Etienne? – chiedo pensando che Coco è stata vaga su questo Aubert.
– Al telefono, dopo un suo concerto. Però ci ho pensato spesso. Ho pensato che forse sono stanca di cambiamenti e potrei fermarmi e costruire qualcosa – e mi fissa per sapere se sta pensando la cosa giusta.
– Anche nella vita di coppia ci sono dei cambiamenti.
Lei mi guarda stupita, come se dal di fuori la vita mia e di Victor desse l’impressione di qualcosa di fermo, stabile. In fondo stantio.
– Anzi, quando vorresti che tutto rimanesse così com’è si alza il vento e rimette tutto in discussione.
– Ed è una cosa buona?
Non rispondo perché non saprei cosa rispondere. Senza il cambiamento non riuscirei a vivere ma soffro di nostalgia.
Invece dico:
– prima di comprare altri libri devo pensare agli occhiali. Ho sempre adorato le montature e adesso devo sceglierne una.
– Devi mettere gli occhiali?
– Il medico mi ha detto che il mio astigmatismo ha rallentato di qualche anno ciò che doveva succedere, ma adesso ci siamo: allontano il libro per mettere a fuoco le parole.
– Quando vai a comprarli vengo con te. 

La sera dopo Coco mi ha telefonato sul tardi:
– ho deciso di chiamare Etienne per dirgli che forse ero pronta a riprovarci.
– E lui?
– Ha detto che per adesso non se ne parla. L’avresti mai detto?

 

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.