XXXVIII. Perché non rispondi al telefono?

Per il vecchio Gustave quella richiesta suonava come un affare importante. Qualcosa come un incarico affidato a lui che di incarichi non ne riceve da anni.
A La Haye-de-Routot ci è andato per portare a Bartholomé la carriola con il buco per calare il concime nei filari dell’orto di cui ha cura particolare la moglie di Bartholomé.
Scaricata nel viottolo che Madame Laurentine spazza ogni mattina dopo aver preso il tè e aver servito una ciotola di latte al suo gatto, la carriola è parsa più arruginita di quanto figurasse  appoggiata al muro del pollaio di Gustave. Gli sarebbe piaciuto se avesse fatto un’altra figura ma Madame lo ha ringraziato e semmai è sembrata più preoccupata per l’affondo dello scarpone di Gustave nel terreno vangato di fresco su cui potranno allungarsi i tralci delle zucchine.
Invece Gustave da quel giardino rinascimentale non sarebbe voluto uscire: mica ci era mai capitato in un orto simile. Si è deciso quando si è reso conto che l’orto di Madame Laurentine manca di quella tumida sensazione di rigoglio e di freschezza che invece si respira nel fertile disordine di rami, frutti e foglie che cresce dietro casa sua.
Tuttavia Gustave prima di uscire ha indicato una piantina di zucca – quella ha già i fiori – e consigliato Madame di coglierli prima di sera e di friggerli in pastella, come se lei non lo sapesse da sé. Lo ha fatto spinto dal piacere di constatare la resa del lavoro nella terra, la soddisfazione istintiva di un contadino devoto ai suoi campi, in quella porzione di Normandia ai margini della foresta di Brotonne.
Adesso la carriola sta bene dove sta: quando Bartholomé ha detto di volersene procurare una a Gustave è sembrato naturale offrirgli la sua. Ne ha avuto in cambio una provvista di carne macellata da Bartholomé – salumaio dal 1969, da cui si serviva la moglie di Gustave quand’era in vita e dove fa acquisti anche Margot: qualche braciola, della salsiccia e le costine tenere. Una brava persona Bartholomé, convinzione rafforzata dal fatto che il nipote è impiegato di banca e amico del figlio di Gustave dai tempi della scuola.

Nella piazza di La Haye-de-Routot Gustave ha incrociato più tardi i passi affannati del presidente del circolo di caccia, Monsieur Marcel. Si stava asciugando la nuca dopo aver tentato invano di tergere il sudore dalla fronte:
– salve Gustave. Come state?
Ha infilato il fazzoletto nella tasca del suo pantalone taglia 58 e ha racimolato la posa di notabile locale a cui tiene tanto da quando, percependo la pensione di bidello, ha assunto la presidenza del circolo di caccia, del centro ricreativo e del giornale sovvenzionato dalla parrocchia.
Ha ascoltato distratto la risposta di Gustave pensando invece all’opportunità che gli si presentava e quindi ha incaricato Gustave di avvertire Sylvain che lo stava cercando per una questione urgente:
– voi abitate vicino a Monsieur Sylvain. Potete fare questa commissione per me, Monsieur Gustave?
Nessuno ha parlato della possibilità di raggiungere telefonicamente Sylvain: Monsieur Marcel non ha detto di possedere solo il numero di casa e Gustave non ha pensato di procurargli il recapito del telefonino.
Comunque la sera stessa Gustave ha composto il numero che aveva appuntato su un quaderno ed è rimasto in attesa fino a che la voce registrata gli ha detto per la seconda volta che era inutile insistere. La mattina ci ha riprovato dopo aver acceso il gas sotto la caffettiera e lo ha fatto ancora dopo colazione e di ritorno dal giro nel pollaio: ha poggiato le uova sulla tela cerata del tavolo e ha messo gli occhiali. Nulla.
Gustave si sarebbe spazientito per molto meno e quindi ha dovuto prendere una risoluzione: senza non sarebbe riuscito a godersi il pranzo. Ha deciso cosa fare e poi si è messo a tavola.
Una delle figlie di Margot lo ha visto più tardi salire in macchina e ha pensato che il nonno fosse diretto in paese. Gustave invece stava andando a Saint Ulfrant, dove Sylvain lavora come operaio in un’azienda che sforna componenti per macchine agricole.
Appena arrivato si è diretto all’officina e ha comunicato a un tale in sosta nel cortile che stava cercando Sylvain. Non ha chiesto a nessuno il permesso di entrare ma ha imboccato un corridoio nel frastuono dei macchinari in azione, guardando intorno per individuare il suo amico.
Nell’azienda lavorano meno di una ventina di persone e solo due operai si sono chiesti cosa ci facesse lì quel vecchio con la camicia di flanella in piena estate.
Quando Gustave ha trovato Monsieur Sylvain ha calzato un’aria di rimprovero e lo ha avvicinato tenendo le braccia sui fianchi:
– perché non rispondi al telefono?
Glielo ha dovuto ripetere per dare tempo a Sylvain di togliersi le cuffie protettive ma nemmeno la seconda volta lo ha salutato. Doversi ripetere ha procurato un altro po’ di irritazione a Gustave che alla fine è tornato alla macchina indispettito senza fare cenno a Monsieur Marcel.
Il mondo di Gustave ruota attorno a poche regole. Funziona con il baratto e con un senso pratico per cui se si possiede un telefono senza fili è necessario rispondere sempre.
Gustave non ha bisogno di altre regole, non ha più tempo per impararne delle nuove e comunque non gli interessa. Le rughe sulle tempie e i solchi che rimpiccioliscono i suoi occhi ne conservano l’impronta. La stessa traccia che segna le espressioni inanimate degli amici di Gustave che sono morti e di cui lui conserva la fotografia ricordo consegnata al loro funerale. Le espone sul mobile della cucina accanto al frigo, una dozzina ormai. Dice che gli fanno compagnia e non le spolvera mai.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.