5. Cosa c’è per cena?

Monsieur Guerin, sua moglie – Madame Guerin – e il figlio – il non più giovane Guerin con la barba nera a cespuglio – apparivano sempre insieme i primi tempi.
Non pareva possibile incontrare uno di loro nel palazzo senza che gli altri due non uscissero allo scoperto. Salutavano insieme sovrapponendo le loro voci e auguravano una buona giornata in modi diversi. Il figlio è sempre stato il più spiccio.
– Giornata fredda oggi, eh … la stagione è quella. Buona giornata!
– Buongiorno. Come sta? Buona giornata, buon lavoro!
– Buongiorno.
Erano loquaci – due almeno – erano solleciti e ad ogni loro passaggio ripetevano che chi li aveva preceduti aveva lavorato male e trascurato i dettagli. E invece la famiglia Guerin agiva in profondità con un lavoro di squadra adoperando una serie di detersivi molto profumati che rendevano immorale sospettare di un residuo di sporcizia.
Quel profumo nelle scale piaceva a tutti; ci abbiamo fatto l’abitudine in fretta. Per la prima volta Madame Poulain doveva ammettere che il pianerottolo profumava più del suo appartamento; era soddisfatta: finalmente pulito! – e inspirava come in un campo di viole.
Poi le cose sono cambiate e in parte ce lo siamo meritato. Al suo arrivo Monsieur Guerin non si dava pace finché i raccoglitori della spazzatura non erano stati allineati e le cartacce a terra rimosse. Adesso passa la scopa in cortile senza interesse, senza più alcun coinvolgimento. Forse a breve non lo farà più; lo abbiamo deluso: la possibilità di andare a gettare l’immondizia in un cortile pulito non ha reso tutti noi più zelanti.
Può darsi comunque che il loro fosse un insediamento benevolo che in breve si sarebbe comunque assestato su standard di media prodigalità. Quindi a distanza di un anno le scale profumano molto meno e i Guerin non si vedono quasi più: entrano e fanno il loro lavoro ma non incontro più Madame nell’ascensore e non è più successo che il figlio mi salutasse penzolando dal corrimano al piano di sopra. E sospetto che il panno con cui Monsieur Guerin lucidava le targhette sulle cassette della posta condominiale resti inutilizzato nella tasca del suo grembiule.

Madame Guerin rimane quella dei tre che cede più volentieri alle chiacchiere se ne avverte l’occasione. Conosco il suo debole: antepone la medicina a qualunque altro argomento.
Madame si fa seria quando indovina l’opportunità di dare il suo parere su una terapia, un sintomo, la scelta di uno specialista. Concentra tutta l’espressione del viso negli occhi che stringe fino a chiuderli; stringe anche le labbra spingendole in avanti e quando esprime la sua opinione lo fa scuotendo la testa. E continuando a scuoterla ripete almeno due volte la stessa frase. Sempre con un senso di sfiducia, di catastrofismo, anche se stiamo parlando di qualcosa di positivo:
– è così. È proprio così – e dondola la testa con autorevolezza. Come se in lei convivessero un oracolo e un professore.
L’ultima volta ha sfilato i guanti di gomma e si è appoggiata allo scopettone per occuparsi meglio dell’argomento:
– basta caffè e latte a colazione. Fa malissimo – prolungando un poco la o finale per enfatizzare il messaggio.
Io non l’ho interrotta ma sono stato ad aspettare il seguito. Che è arrivato.
– Bacon e strutto. Questo sì fa bene.
Ho detto qualcosa sulla zucca perché pensavo di mangiarla a cena. Perchè è stagionale e pensavo di fare buona impressione. Ho fatto male.
– Pasta, patate, zucche fanno malissimo. E il prosciutto crudo fa malissimo – ha aggiunto dando conto di una qualche ricerca che aveva letto su internet. E a quel punto non vedevo più le pupille e le sopracciglia che teneva come due barre oblique a picco sull’attaccatura del naso non lasciavano spazio a nessun tentativo di rivalutazione della zucca gialla che avevo in borsa:
– è così. È proprio così.
A quel punto mi rimanevano poche cose da mettere in tavola e disponevo ancora di meno per condirle. Non avevo bacon e nemmeno strutto in frigorifero. E comunque avremmo dovuto vivere di bacom e strutto per sempre? Non ci sarebbe venuto a noia? Ne ho parlato con Victor al telefono e poi ho messo in pentola la zucca.

Madame Guerin mi ha fatto pensare a Rosette, la mia vicina a Saint-Georges, quando vivevo in rue Ballu, che rimandava ogni invito a pranzo e quando le offrivo un té inventava sempre un malessere – cattiva digestione, emicrania, un principio di influenza – per rifiutare il dolce. Mangiava solo quello che acquistava lei e se te lo offriva ti diceva la marca perché tu sapessi che stavi per prendere qualcosa di molto costoso. Ricordo che la invitavo anche quando non avevo nessuna intenzione di farlo o avevo già altri impegni: tanto mi diceva sempre di no.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi 17 décembre.

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