6. E allora parto.

– Qui il sabato ci trovi l’autentica trippa di Caen – mi ripete Jerome alitando nella sciarpa verso l’angolo del banco al fondo dove la trippa è accomodata su due vassoi bianchi rettangolari con i bordi ondulati: sul primo vassoio due tagli di trippa spugnosa ripiegati come una pezza di stoffa grigia e le porzioni di omaso millefoglie, più sottile meno carnoso, sull’altro.
– Sessantatre – chiama la signora al banco, passando al prossimo cliente che prende della salsiccia e due fette di sottofiletto se gliele taglia sottili. Quale vuole? Questo è più bello e quello più buono. Allora quello più buono. Sorride compiaciuto il cliente e si guarda attorno come a dire che a lui non era sfuggita la qualità della carne venata di grasso.
La signora adagia le fettine sulla carta e le incide con il coltello sul lato più lungo. E lui ne è soddisfatto: grazie, così non si arricciano.
Jerome acquista la carne – poca – al mercato sotto casa. Ci sono voluto andare anch’io per comprare la trippa. Uno dei pochi piatti che cucino io: Victor dice che a me riesce meglio e lui adora la trippa in umido.
– Gliela faccio alla Vigilia così riesco a fargli una sorpresa – racconto a Jerome di che umore è Victor ultimamente: sta seriamente minando la leggerezza con cui io solitamente attraverso i giorni delle feste. Non ha espresso desideri e forse preferirebbe non ricevere regali ma la cosa non mi preoccupa: avrà il suo pacchetto e io avrò il mio.
– Sessantacinque – è il turno della signora davanti a me ed è il macellaio a servirla. Ordina una rolata di coniglio continuando a tenere per mano la bambina che è con lei. Per un attimo si era sentita osservata dalla gente in coda mentre negava alla nipote i cordon-bleu di pollo – deciditi: o i cordon bleu o la rolata. L’altra volta li hai voluti e poi non li hai mangiati – e si era data un contegno raddrizzando la sua figura alta e magra nel cappotto nero imbottito per poi chinarsi in maniera affettata sulla bambina: dimmi cosa preferisci.
– E chi sarebbe questo amico con cui partiresti? – chiedo a Jerome che mi ha detto di aver deciso di fare un viaggio in India impedendomi di avanzare dei dubbi.
Strada facendo, da casa sua alla tettoia del mercato, ha continuato a parlare lui e ha parlato d’altro, mentre io provavo a capire quale diritto avevo di contraddirlo; un ictus, l’età avanzata e soprattutto i vuoti di memoria. Ha risolto lui:
– non credere che non me ne renda conto. E allora parto.
Ha conosciuto un vecchio come lui: è un viaggiatore e poi è sempre cosciente. È consapevole di quello che fa, non come me. E questo dovrebbe bastare per farmi stare tranquillo. Fa anche di più: mi mette allegria.
– Che alternative ho? Volevo ritirarmi in un ricovero e invece parto per un viaggio. Se mi sentirò male mi cureranno o finirà tutto. Qui o altrove che differenza fa?
– Sessantasette – tocca al mio amico che fa la sua spesa.
Adesso la gente in coda osserva l’uomo che paga con molta moneta un pacchetto di ali di pollo. Con un accento dell’est e il giubbotto di pelle fuori moda si allunga sul banco e conta: venti, cinquata, settanta. Mancano cinquanta centesimi.
– Va bene così – gli risponde la signora raccogliendo le monete.
– Domani le porto – insiste l’uomo in un francese slegato.
– Non si preoccupi. Va bene così.
Ma il resto della clientela si fissa su di lui. Lo ha già giudicato – un operaio, un rumeno – ma non fa commenti perché il gesto della signora li mette tutti a tacere.
Io gli guardo le scarpe: modeste e pulite. Mia nonna diceva sempre che le scarpe lucide dicono molto di una persona e si raccomandava che le mie fossero sempre presentabili.
Dopo Jerome è il mio turno. Il macellaio mi chiede se desidero che lui tagli la trippa a pezzi e io gli dico che ci penserò io.
– Va bene così? Guardi che bella – mi dice tenendo in aria la mia ordinazione.
Intanto l’uomo di prima si avvicina di nuovo al banco e sporge una moneta da cinquanta centesimi. Oltre alla borsa della macelleria ora regge un sacchetto con il pane.
– Non era necessario – ripete la signora e lo ringrazia.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi 24 décembre.