7. Il regalo.

Mi piace aspettare in coda al museo, come a teatro. Credo per il senso di partecipazione e di astrazione. Ho deciso di acquistare due abbonamenti ai musei parigini: ci farà bene, abbiamo sempre bisogno di entrare in una galleria.
Sarà il mio regalo per Victor. E per me perché è piacevole e stimolante andare per musei con Victor e fare commenti all’uscita. E poi con l’abbonamento potrò tornare a vedere la stessa mostra senza preoccuparmi di ripagare il biglietto.
Ho trovato posteggio davanti il Petit Palais. Spento il motore, attraverso il vetro appannato ho visto la donna che apriva la portiera del suv in sosta vietata dall’altra parte della strada. Ha gettato l’ombrello sul tappetino davanti il sedile vuoto accanto al suo; si è seduta e prima di richiudere la portiera ha estratto dalla borsa una busta trasparente: i biglietti dell’abbonamento che ero venuto ad acquistare. Ho riconosciuto il simbolo azzurro delle due lettere intrecciate “MP” sul cartoncino bianco e ho avuto l’impressione di qualcosa che fosse finalmente accessibile.

Abbiamo fatto qualcosa che non facevamo da anni: siamo stati al cinema di pomeriggio. Fuori dal cinema, davanti alla vetrina liberty del Café Baratì, un coro di sette persone cantava in falsetto Astro del ciel: tre donne davanti e quattro uomini dietro, a piramide, come in una messa in scena del Canto di Natale di Dickens – con i guanti e il fiato che gli usciva di bocca e tutto il resto – e con poca fortuna dato che si erano fermati ad ascoltarli solo una coppia, il loro figlio annoiato e due uomini anziani. Io ho rallentato – il tempo di notare che ciascuno di loro indossava il cappello rosso in modo diverso, chi calcato sulla fronte, chi piegato su un lato con il pon pon bianco sulla spalla – ma Victor ha proseguito.
– Erano delle belle voci. Coltivate – ho detto io senza provare a convincerlo.
– Sì, belle – ha convenuto Victor senza prendere in considerazione l’ascolto.
Dopo il film saremmo tornati a casa e avremmo mangiato la cena nei vecchi piatti bianchi con il bordo dorato snellito dal tempo. Lo facciamo ogni anno. Victor avrebbe cucinato qualcosa di gustoso che poi sarebbe stato divorato davanti alla televisione, con golosità e una rilassatezza intorpidita, e all’ora di scambiarsi i regali si sarebbe dimenticato di baciarmi. Perché dopo tanti anni basta pensare di farlo: l’altro sa che lo avresti fatto e continuerai ad aver voglia di farlo.
Mentre tornavamo a casa Coco ha telefonato a Victor e io camminando al suo fianco ho sentito cosa si dicevano. Cosa le diceva Victor. Gli ho sentito raccontare ciò che avevamo appena fatto e ho capito cosa aveva significato per lui.

 

Sébastien e Victor augurano Buon Natale

On se revoit. Avec plaisir. Sébastien écrit mardi 31.