12. Il tappezziere nella lavanderia a gettoni.

Non c’è nulla da fare. Io continuerò a vederci le poltrone rivestite dal tappezziere e il suo mastino inglese sdraiato in vetrina. Le froge bagnate schiacciate contro la gamba in legno della poltrona art deco anni Trenta. Non c’era molto spazio in quella vetrina per stendere il suo corpo ingombrante e tuttavia amava trascorrere la maggior parte del tempo in quella posa.
Non ci sono mai entrato in quel negozio e non mi ricordo che faccia avesse il suo proprietario anche se gli sono passato davanti molte volte quando lui stava sulla porta.
Anche oggi ci sono passato davanti – di ritorno dal negozio dove ho fatto rifornimento di cibo per i cani – e ho incrociato due ragazzi che scaricavano dal furgone le lavatrici. La vetrina è oscurata dalla carta con la grafica in 3d di quello che presto sarà usufruibile da tutti noi che viviamo nel quartiere: una lavanderia a gettoni.
Ne hanno aperta una un poco più grande lo scorso anno in rue Bobillot, vicino alla piscina. Evidentemente ha funzionato perché hanno pensato di allestirne un’altra non troppo lontano.
La prossima volta ci vado in macchina a prendere il sacco per i cani. Mi dolgono le braccia. Se faccio qualche sforzo la notte mi formicola l’avambraccio e si intorpidisce la mano. Mi pare strano prendere la macchina per un centinaio di metri. Aprire il garage e poi richiuderlo e poi farlo di nuovo al ritorno.
È sorprendente come reagisca il nostro cervello ai cambiamenti. Come se consentisse di registrarne solo un numero prestabilito. Poi si rifiuta di prenderne in carico altri e la nostra vita rimane legata ad alcune immagini. Non ad altre. Esiste un prima ed esiste un poi ma quelle restano fisse.

Sulla porta di casa sento un tale che dice a Monsieur Noel che le rivoluzioni iniziano sempre in Francia e spero di cavarmela con un saluto. Faccio anche sembrare il sacco più pesante di quello che è e ansimo per giustificare il bisogno di raggiungere al più presto l’ascensore. Monsieur Noel mi aiuta con la porta e scivolo dentro.
In ascensore c’è il profumo dei signori Simon. È l’ultima volta probabilmente che sento il loro profumo perché hanno traslocato altrove.
Peccato. Erano persone gentili. Più giovani di noi. Non saprei cos’altro dire di loro. Leval dice che hanno trovato casa vicino al loro negozio di abbigliamento; che nell’ultimo anno ci sono stati i ladri due volte.
A me lo ha detto lei che se ne sarebbero andati. Le ho detto che mi dispiaceva e ci siamo dati la mano. Dopo tanti anni nello stesso palazzo ricordo solo che vestivano alla moda e si profumavano molto.
Hanno pensato loro due al trasloco facendo diversi viaggi con la station wagon che lui riusciva a far stare nel piccolo garage di Monsieur Delerm, che adesso dovrà trovarsi un altro affittuario. Oggi hanno svuotato la cantina riempiendo all’orlo i bidoni di carta e vetro. Così, con i bidoni ricolmi di ciò che a loro non serviva più, ci hanno lasciato per sempre.

In serata ritrovo Monsieur Noel in strada e non scappo più. Ha le pantofole ed è sceso per accompagnare la nipote alla macchina di sua figlia:
– domattina è di nuovo qua.
Mi dice di aver rinnovato tutti i serramenti di casa e di ritenersi definitivamente soddisfatto. Mi fa il nome dell’impresa che ha lavorato in casa sua e mi assicura che sanno fare il loro mestiere.
– Lavoravano in casa del mio amico Marcel e sono andato a vedere. Vale la pena.
Mi fornisce indirizzo e qualche indicazione di costo, nel caso ci decidessimo anche noi a ristrutturare casa.
– Mi è costato di più perchè ci ho messo le zanzariere ma in estate spalanco tutto e sto in corrente.
Dice qualcosa sulle zanzare da cui è sempre più difficile difendersi e finisce con una parolaccia.
Conclude garantendomi che l’isolamento è totale. Finalmente non deve più sopportare l’abbaio dei cani in strada e cerca di farmi dire che è un disturbo insopportabile dimenticando che io di cani ne ho due.

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi 10 mars.