VII. Sipario.

Oggi al chiosco è passato Monsieur Marcel. Ho sentito la sua voce alle mie spalle commentare la locandina che ero intento ad attaccare e sono stato felice di rivederlo. In effetti è passato molto tempo dall’ultima volta che ho potuto parlare con lui; lo conosco da quando ho iniziato a lavorare nel M., e sono ormai alcuni anni, e non ricordo che Monsieur Marcel abbia mai acquistato nulla da me.
Tuttavia fu lui a presentarsi allora; mi disse che riparava scarpe nella bottega in cui il padre svolgeva già lo stesso mestiere, svoltato l’angolo, e credeva fosse necessario che ci si conoscesse tutti, noi negozianti della zona. Stimai anch’io fosse buona cosa, ma di fatto la maggior parte degli altri commercianti rimangono tuttora degli sconosciuti o al più delle fisionomie che identifico se incontro per strada.
Ho scoperto poi che Monsieur Marcel non si limita affatto a sostituire tacchi ed è uno straordinario artigiano della calzatura che confeziona le scarpe su misura per una clientela elitaria che se lo contende. Esce di rado dal suo laboratorio e se capita lo fa con indosso il suo camice carta da zucchero e il grembiule in pelle su cui pendono gli occhiali che mette in punta di naso quando lavora.
Nel suo negozio ha esposti vari modelli di calzature realizzati a mano e sono bellissimi: legno e pelle lucidissimi, cuciture perfette e forme sinuose di solida eleganza. Se il tempo glielo consente Monsieur Marcel mi mostra l’ultima creazione e, rigirandosela tra le mani, racconta come gli è venuta l’idea di un dettaglio apparentemente insignificante e intanto io imparo a notare particolari che ignoravo e a stimare la complessità dell’opera finita. Sui suoi clienti invece tace con signorile finezza; non vanta conoscenze e assicura a chi calza i suoi pezzi unici la dovuta discrezione. calzolaioi
Io l’ho udito molte volte parlare di tomaia, mascherina, fiosso, linguetta e ho goduto di questi termini a me sconosciuti come quando rileggo in Virginia Woolf l’elenco dei fiori che la signora Dalloway osserva dal fioraio: “delfinii, piselli odorosi, lillà a fasci e garofani, garofani a profusione”. (L’unico libro di cui ricordo l’inizio, che adoro: “la signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comperati lei”).

Non mi potrò mai permettere un paio delle sue scarpe, ma le guardo attentamente ogni volta che porto le mie per un consulto, perché Monsieur Marcel studia con attenzione ogni caso e rifiuta di accomodare qualcosa se non ritiene che ne valga la pena.
scarpaDa sempre la mia preferenza va alla classica Full Brogue tinta cuoio che lui tiene in una vetrinetta accanto alla cassa e poi non dimentico mai di trattenermi qualche minuto ad ammirare un polacchino color moka di un morbidissimo camoscio che sta nel ripiano sotto i modelli in vernice.

Monsieur Marcel ama il teatro di prosa come me e quindi si sofferma a guardare il manifesto di uno spettacolo quando ne vede affisso uno. Io e Victor li abbiamo collezionati nei primi anni in cui andavamo a teatro insieme e io accolgo sempre volentieri una locandina al chiosco quando mi viene chiesto di esibirla; in qualche modo mi sento un ingranaggio dell’incantevole meccanismo del palcoscenico.
Con Monsieur Marcel scambiamo impressioni sugli spettacoli della stagione e su quelli che ricordiamo più volentieri, aneddoti sugli artisti e sui teatri che frequentiamo. Poi si rende conto che è bene rientrare e immancabilmente si accomiata con un “si va in scena, sipario!”

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.