IX. Peccato a volte l’ombrello si debba bagnare.

Il più delle volte dimentico di portare con me il fazzoletto e l’ombrello, di solito, lo perdo. È così da sempre. Tuttavia, se esco per una passeggiata e non devo prendere un mezzo pubblico o entrare dove devo depositare l’ombrello, riesco a riportarlo a casa e all’occorrenza servirmene come merita.
Perché l’ombrello ripara dalla pioggia – e questo è un dato di fatto – ma è quando lo si tiene avvolto, portato come una canna da passeggio, che l’ombrello diventa un oggetto di irresistibile interesse.
E non è cosa facile mostrare disinvoltura quando si ha a che fare con un accessorio così importante. Deve sembrare un accessorio utile, ma si tratta in realtà del complemento più consono all’eleganza, che l’eleganza svela o smentisce.

Innanzi tutto richiede un movimento controllato e ripetuto con un ritmo preciso, che all’esterno deve apparire leggero e naturale. Stretta saldamente l’impugnatura ricurva, l’indice e il pollice allungati sul manico, sta al polso levare l’ombrello da terra e portarlo con movimento rapido in posizione inclinata, sospeso in aria come ad indicare qualcosa che sta poco più in là, mentre il braccio si allinea quasi interamente al fianco. Così deve rimanere il tempo di una pausa inavvertita, ma necessaria alla cadenza dell’intero movimento. Poi la punta tocca terra con fermezza, il braccio allungato in avanti si appoggia al manico, con l’impugnatura spinta lievemente in avanti, e intanto si compie il passo che sposta la figura, lasciando che braccio e ombrello si attardino un poco dietro. Un attimo dopo l’ombrello viene nuovamente sollevato.

È una questione di misura e di tempo, che fa il paio con l’andatura e conta su una figura che deve procedere eretta, … non altezzosamente eretta, s’intende, ma con la schiena signorilmente dritta.
Io mi cimento con grande disciplina e anche se indosso un pullover su un pantalone informale e sto accompagnando Algernon nel suo consueto giro attorno casa, mi sento subito un lord. Il cane è adatto alla parte; per età e profilo sembra fatto per procedere accanto a un ombrello avvolto e io cammino apparentemente noncurante, osservando invece se gli altri si accorgono dell’armonico quadro.

etretat

Anni fa a Étretat ho visto sfilare in passeggiata un signore di mezza età che doveva aver appreso a maneggiare un ombrello nei primi anni di vita. Non si possono raggiungere livelli simili senza applicazione e il suo nobile incedere comunicava compostezza e levità insieme.

Eravamo a Étretat per un paio di giorni ed era finito l’inverno da qualche settimana. Conoscevo Victor da poco e mi aveva proposto di accompagnarlo a trovare un amico che soggiornava al mare per curare una grave forma di asma bronchiale.
“È una persona cui tengo molto e non sopporta rimanere solo troppo a lungo. Conoscere gente nuova non gli potrà fare che bene” mi aveva detto.

Passammo le giornate in spiaggia, a camminare e parlare e ridere o seduti a guardare le onde. Dalla spiaggia vidi l’uomo con l’ombrello: assolutamente perfetto, un movimento modulato come in musica. Piacevole per lui, che pareva godersi la camminata, e per chi lo stava a guardare. Me lo ricordo ancora.

cropped-cropped-logo-url.jpg

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.