XIII. Spirito di osservazione.

Incontrando un suo simile impari a dedurne a prima vista la storia e il mestiere o la professione che esercita. Questo esercizio acuisce lo spirito di osservazione e insegna dove si deve guardare e che cosa si deve cercare.

[Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes. Uno studio in rosso]

Al supermercato ci andiamo di tanto in tanto, fuori Parigi. Il più delle volte è anche divertente: niente rapporti personali come nel negozio vicino casa, ma una serie di corridoi stipati di mercanzia e di perfetti sconosciuti che si accaparrano il necessario e gran parte del superfluo. Io leggo le etichette e faccio i conti, Victor lamenta l’andatura del carrello e si interessa ad articoli spesso inutili.

Anche se è in coda alla cassa che si è costretti a fermarsi e posare lo sguardo su chi sta intorno, è possibile fare incontri interessanti anche durante il percorso di ricerca della spesa. In un’occasione ricordo che attrasse la mia attenzione un giovane che si sistemava i capelli davanti allo specchio montato su una delle colonne dell’atrio. Dava l’idea di una persona curata e ne ebbi la conferma quando, incamminatosi verso l’uscita, gettò qualcosa nella spazzatura e proseguì, per ritornare subito dopo sui suoi passi e assicurarsi di aver centrato il cestino della carta.

Non c’è indizio migliore sulla personalità di chi ci precede del criterio con cui dispone i prodotti sul rullo della cassa e poi li impila in borsa e anche se quest’ultima è richiesta in cassa o è una borsa di stoffa portata da casa, riutilizzabile con buona pace degli ambientalisti. Mi indispone gettare alla rinfusa la merce, ma nella disposizione scrupolosa con cui Victor provvede a svuotare il carrello riconosco i segni di disturbi ossessivi che farebbero la fortuna di un analista. Non c’è verso di sostituirsi a lui nemmeno nel riordino in borsa, ma tanto zelo si esaurisce nel cofano della macchina, la sua macchina, l’unica che abbiamo.

Stipare gli acquisti in dispensa deve essere probabilmente un lavoro considerato di basso profilo perché Victor non trova in esso alcuna attrattiva: lo lascia fare a me e lui pensa a consolare Algernon del tempo che ha dovuto trascorrere solo in casa. A quel punto l’analista troverebbe interessante vedere cosa faccio io che ripongo ogni cosa nei ripiani del mobile con metodicità scientifica. La suddivisione è frutto di un mio personale riordino a tema e il risultato è certamente d’effetto. È anche utile… appena si comprende la logica della suddivisione e la si memorizza.

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Intanto che il rullo in cassa compie il suo tragitto io osservo cosa scorre verso il lettore e penso alle abitudini di chi sente il bisogno di quei prodotti: la preferenza accordata ai marchi delle multinazionali, l’indifferenza o meno agli ingredienti, i cibi sani e quelli golosi, la birra o il vino, la cosmesi. Oppure penso a cosa si possa cucinare con quanto sfila e quando è una donna adulta a fare la spesa mi domando se preparerà la cena al figlio o al nipote, come fa Madame Roüan che incontro con i suoi pinscher agguerriti, uno per fianco, e che una volta su tre è in procinto di ricevere la visita del figlio della sorella e va progettando menu appetitosi. Di bassa statura e grassa, sorride sempre sorniona e aspetta che le chieda cosa ha in mente di preparare. Mi piace sentirglielo raccontare, forse perché mi ricorda quando la mamma o la nonna lo facevano per me.

Negli ipermercati la fauna umana è anonima – famiglia con bambini che cercano di afferrare uno snack esposto in cassa, coppia che amoreggia davanti al carrello con patatine e bibita da consumare sul divano, amici che fanno la spesa per un party – ma in coda in un piccolo alimentari di quartiere si può compiere un altro genere di osservazione: i soggetti sono sempre gli stessi. Dopo un po’ ci si riconosce tutti ed è nel quartiere che si possono ricucire delle vere e proprie storie. Quando si sta a pochi centimetri l’uno dall’altro non si può fare a meno di notare i particolari, di sentire gli odori, anche. Penso ad esempio a una signora di mezza età che veste abiti degli anni Settanta, recuperati in tempi probabilmente non floridi, e lo fa con dignità. All’epoca erano capi eleganti e lei si atteggia come una signora elegante, ma la foggia fuori moda del cappotto stretto in vita dalla cintura, il collo di pelliccia sovrapposto e la lunghezza della gonna denunciano impietosamente il suo stato.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.