XXV. Gigolo portapacchi.

Se una persona mi colpisce, anche solo per l’aspetto che ha, non posso fare a meno di cucirle addosso una vita, quella che a mio giudizio le calzerebbe meglio. Come se un sarto immaginasse i ritocchi necessari ai vestiti dei passanti che incrocia. È raro che una persona indossi il vestito su misura, in grado di valorizzarne i meriti, almeno quanto è difficile trovare qualcuno che viva l’esistenza più giusta per lui, tagliata sulla sua indole e il suo talento.
Allora intervengo io e invento. Se poi capita di incontrare ancora la stessa persona, raccolgo altri indizi e arricchisco la storia. Di solito la conoscenza finale di quella persona spegne ogni luce e immiserisce il quadro ma non è detto che io rinunci alla mia versione delle cose e continui a proiettarla in un altro orizzonte.

Si da il caso che questa volta io abbia esagerato. Da più di un anno trovo alla porta del discount vicino casa un ragazzo poco più che ventenne che propone la sua mercanzia ai clienti del negozio, accendini e fazzoletti di carta. Puntuale come un orologio stende a terra la sua cassettina con l’alzata della serranda alle sue spalle. Da qualche tempo lo vedo sul retro, dove affaccia la porta del piccolo magazzino e dove vengono pulite le verdure; impila cassette di legno e poco altro ma pare che le quattro persone che lavorano nel negozio lo abbiano arruolato nella formazione.

Le sue mansioni lo costringono nelle retrovie e lui arrotonda offrendo i suoi servigi ai clienti: arriva all’ultimo ripiano quando il braccio di una signora non lo raggiunge, ripone il carrello dopo aver scortato il proprietario alla macchina e trasporta a domicilio la spesa a gentile richiesta. Mi è sembrato di capire che alcune signore facciano scorta di acqua da che un volontario è disposto a portarla sino a casa.
È di pelle scura ma non troppo, un nordafricano credo. Ha bei lineamenti compromessi però da una statura medio-bassa che sacrifica un potenziale che certamente il ragazzo avrebbe saputo sfruttare: si muove bene e ha uno sguardo sufficientemente intrigante.

Tutto è cominciato da una battuta colta per caso. Io frequento abitualmente il negozio ma io e lui non ci siamo mai detti nulla; tuttavia, mentre giravo col mio cesto cercando di rammentare di cosa avessi bisogno, l’uomo occhialuto che sta al banco degli ortaggi, la pancia cadente che gli gonfia il grembiule, ha insinuato il dubbio che una cliente avesse beneficiato di ben altro che della forza necessaria a trasportare la spesa fino al suo appartamento, tre isolati più in là.
La soddisfazione della signora era parsa evidente: “oltre a portare i pacchi chissà cos’altro le hai fatto…”. All’altro lato del negozio il salumaio ammiccava.

Prima di arrivare alla cassa avevo già iniziato a guardare il ragazzo con occhi diversi. Ora quando lo vedo considero le sue movenze e misuro l’energia di cui può essere capace; ne ho fatto un gigolo che soddisfa l’ardore di una signora tra una consegna e l’altra, mentre la sua fama circola nel quartiere. Gli ho attribuito una resistenza non comune, grandi idee e tanta condiscendenza. Adesso non posso più fare a meno di osservare come le sue mani tengono una borsa o afferrano un oggetto, come il suo sguardo scivola su quello di chi gli chiede aiuto, come le sue labbra si muovono parlando o sporgono appena, inumidite, quando beve un caffè in compagnia di un commesso in pausa.
Ho trasfigurato anche il comportamento delle signore perché ormai ho innescato un meccanismo perverso che macina vittime contro la mia volontà. Basta un cenno, una parola e ai miei occhi l’incontro è stabilito.

Quando inizierà a negarsi vorrà dire che avrà fatto soldi sufficienti per andarsene di qui, lasciando a terra la sua scorta di accendini e fazzoletti di carta e tra le clienti il tacito ricordo di aver condiviso un piacere segreto, consumato tra le braccia di un gigolo porta pacchi.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.