XXX. Il tartufo sul quadrifoglio.

Dedicato al Marchese Bobo
… in via di guarigione.

Neoplasia mesenchimale maligna compatibile con liposarcoma mixoide. Massa splenica sospetta.
Tra le due sentenze è trascorso un anno. Un anno esatto. Un anno rimediato a un destino di morte. Ma del resto Algernon procede in questo modo da quando di anni ne aveva cinque: ormai condannato alla fine pianificata dal suo primo padrone ricevette l’offerta di un cambio di domicilio e di identità. Così divenne parigino e da allora condivide un appartamento con due uomini: alla città continua a preferire la campagna, ma della sua famiglia mostra di non voler fare a meno.

Un anno più vecchio, però. Eppure, per quanto faticoso sia diventato sopportare gli esami necessari prima di un intervento, la linfa vitale di Algernon vibra ancora energicamente nei suoi occhi e ogni volta che la scienza lo solleva dal dolore lui riprende con convinzione le sue abitudini. Il vecchio Algernon dimostra a chiare lettere di non avere ancora intenzione di congedarsi.
Victor rimane il più razionale dei tre e con argomenti ragionevolissimi tenta di ricondurre al buon senso ogni mia illusoria previsione di una vecchiaia infinita. Lo fa perché io non abbia a soffrire troppo. Lo fa e poi se ne dimentica per andare a sedersi accanto al vecchio Algernon e carezzargli la fronte e il collo. Mantengo le mie illusioni. Sono cose che si sentono e che sentono gli animali attraverso di noi: io  voglio che Algernon percepisca in me la sicurezza di chi farà di tutto per aiutarlo ed è convinto che sia possibile porre rimedio.

Quando un vecchio cane viene sedato, al suo amico in sala d’attesa vengono in mente fotogrammi slegati di un percorso compiuto a sei zampe. Penso alla corsa in bicicletta qualche sera fa per acquistare un antinfiammatorio nella farmacia fuori mano che poteva disporne subito e penso ai nostri passi tra gli scaffali delle biblioteche, dove Algernon è conosciuto. Se mi muovo nel quartiere in sua assenza mi chiedono di lui; taluni addirittura non ricambiano il saluto perché non mi riconoscono: il padrone di un cane passa inosservato se viaggia in solitaria.
Penso alla vacanza che Victor aveva deciso di prolungare di un giorno – nel caso, ci fermiamo in una stazione di servizio e dormiamo qualche ora in macchina – senza considerare che Algernon occupava il bagagliaio e i bagagli stavano stipati sui sedili posteriori, impedendo di reclinare il sedile. Io ho riposato, appoggiato alla portiera; Victor si è accartocciato in vario modo ma non è riuscito a prendere sonno e ha passato il resto della notte maledicendo l’idea della sosta in auto, imprecando contro il respiro regolare delle altre due anime addormentate e raccogliendo dati interessanti sui frequentatori degli autogrill la notte.
Anche il paio di scarpe di gomma che uso per le passeggiate dopo la pioggia hanno un aspetto malinconico. Oggi non serviranno.

Poi il veterinario ti restituisce il tuo compagno; apre la porta e dietro di lui spunta il cane ancora inebetito, rasato, il filo della cucitura che congiunge i lembi di pelle come un orlo imbastito, i drenaggi sporchi di siero e di sangue. Dopo aver atteso tanto quel momento, hai voglia di farti annusare e stringerlo al petto per fargli capire che sei di nuovo al suo fianco, che sei sempre stato lì.
I cani ignorano la prudenza post operatoria; se il dolore non li tormenta ricominciano daccapo: le loro abitudini in casa, i loro itinerari fuori. Commuove la tenacia, il senso di misura, la fiducia e la lealtà di un cane. Accudire un cane malato non consente armature: la fragilità di un animale indifeso annulla ogni schermo, una tenerezza infinita marchia l’animo come un sigillo preme sulla cera calda e molle.

La prima volta che Algernon si è risvegliato dall’anestesia era coricato sull’erba nel giardino della clinica e io gli ero seduto accanto e gli parlavo. Gli occhi aperti ma assenti, le zampe abbandonate e un basso lamento a labbra strette, un gemito via via più insistente. Uno scatto per sollevare la testa e guardarsi attorno – le lunghe orecchie che cadono ai lati e le zampe anteriori che cercano un equilibrio per mantenere eretto collo e muso. Fu per caso che notai che il naso di Algernon poggiava su un quadrifoglio. Pensai che fosse di buon auspicio.
Adesso che ha dovuto sottoporsi a un nuovo esame, ha fatto qualche passo nello stesso giardino in attesa di venir chiamato. Ho cercato di intravedere un altro quadrifoglio; nulla. Poi la sua zampa ne ha calpestato uno: sommo la superstizione alle mie illusioni e ci spero ancora.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.