2. Un’altra occhiatina soltanto.

Ci risparmieremmo probabilmente la maggior parte dei crucci e degli imbarazzi che ci tormentano se cercassimo di guardare le cose da un’angolazione diversa.

Non è una questione che si possa discutere: è un fatto oggettivo. Victor è seduto in macchina accanto a me e anticipa le manovre che spettano all’autista, cioè a me che sto al volante. Mi infastidisce e mi distrae. Prova a giustificare le mosse di un tale che vorrei sorpassare e che è incapace di tenere la sua corsia calzando il berretto con la tesa calata sull’orecchio sinistro: tenerla sul fianco gli impedisce certamente la visuale. Di fatto invade continuamente l’altro senso di marcia.

Siamo alla ricerca di un regalo per Marie, una parente di Victor che convola a nozze e ci inserisce nella lista degli invitati. Victor nemmeno ricordava chi fosse e abbiamo provato a cercarla fra i profili social: c’era e c’erano anche le sue fotografie che lasciavano pochi dubbi sul piacere che prova a far mostra di sé.
Victor ha detto che Marie non fa che seguire una sorta di protocollo di famiglia. Di quel ramo della famiglia.
Eravamo a letto e mentre richiudevo il portatile e lo riponevo a terra Victor, già vinto dal sonno, ha sentenziato: tutte le donne di quella famiglia Devono essere belle, Devono studiare, Devono affermarsi sul lavoro e individuare un buon partito. Si sposano e poi figliano. Si dedicano a un’attività alla volta e devono farlo rispettando l’ ordine..
Ho chiesto: e poi?
E poi aspettano la morte.
Ho attaccato a ridere così tanto da svegliare il cane. Intanto Victor e il suo cinismo respiravano all’unisono, il respiro regolare di chi sta cedendo definitivamente al sonno.

Il tipo con il cappello di traverso mi fa pensare a quanto ho visto l’altro giorno dall’autobus. Un uomo attraversava a piedi la strada a tre corsie, con il rosso e con uno scatolone in spalla. Non una spalla qualsiasi ma quella che dava verso le macchine che sfrecciavano incontro. E appunto lo scatolone gli impediva di vedere gli automobilisti che avrebbero potuto investirlo.
Mi è parso folle e solo in un secondo momento ho valutato l’ipotesi che si trattasse di un suicida troppo sensibile alle scene cruente: non voleva vedere la morte in faccia ma si augurava comunque arrivasse la sua fine. Originale.

Ci risparmieremmo probabilmente la maggior parte dei crucci e degli imbarazzi che ci tormentano se cercassimo di guardare le cose da un’angolazione diversa. Stare fermi allo stesso angolo e osservare tutto da lì non fa che cementare i nostri pregiudizi. Meglio respirare aria fresca altrove.
Ci pensavo percorrendo in bicicletta rue Bobillot: ho alzato lo sguardo per caso e per caso osservato l’infilata di balconi di sotto in su. La prospettiva era bella ma bello era lo sguardo nuovo con cui vedevo la stessa successione di balconi di sempre, quella sotto cui passo in sella alla mia bicicletta almeno quattro o cinque volte la settimana.

Io ho disapprovato per anni e talvolta messo in ridicolo alcuni atteggiamenti di Victor che erano diversi dal mio modo di essere. Era come se con il mio giudizio autorizzassi gli altri a fare altrettanto: giudicarlo.
Poi ho capito. Ho capito di essere io stesso ridicolo in molte altre cose e ho capito di amare Victor per ciò che è. Adesso in presenza di altre persone lo guardo come se nulla potesse far vacillare le mie certezze, come se io ne conoscessi il valore. Agli altri arriva un unico messaggio: se gli date il tempo di svelarsi non andrete delusi da Victor.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.