5. Indovina chi viene a colazione.

 

Sono stato al saggio di danza di Marie, la figlia quattordicenne di Sara. Me lo sono potuto permettere: l’invito era per il tardo pomeriggio, in tempo perché i genitori fossero usciti dal lavoro e la direzione della Scuola di Madame Rose Fabre potesse offrire un piccolo buffet a base di clafoutis, pomodorini confit, crostoni di salmone, uova in salsa olandese e bignè di formaggio. Un bicchiere di vino scortava le mini porzioni onorandone il gusto, lodando l’arte del buon vivere e riappacificando i nervi con il mondo universo.
A nervi distesi ci hanno invitato ad assistere allo spettacolo nel salone grande e ci siamo accomodati, Sara, Daniel ed io vicini e due amiche di famiglia davanti a noi. Alla fine del programma un bambino della platea – che durante la seconda esibizione era rotolato in prima fila sui cuscini disposti a terra perché i più piccoli potessero stare in compagnia – ha commentato: finalmente!Io ho atteso il mio petit rat nell’atrio della scuola per stringerla tra le braccia e sussurrarle che mi aveva fatto emozionare. Avevo con me un pacchettino rosso in cui lei ha trovato un libro sulle giovani promesse dell’Opéra di Parigi; sapevo che lo desiderava e lei sapeva che prima o poi qualcuno lo avrebbe acquistato per lei ma non si aspettava di riceverlo dalle mie mani. Ha riconosciuto subito la copertina e lo ha stretto al petto mentre posava un dolcissimo bacio sulla mia guancia. Il dolcissimo bacio di una giovane donna.
Presto la mia Marie non sarà più la mia Marie. La danza ha dato al suo corpo una gentilezza delicata e guardarla – con un velo di cipria e i capelli raccolti – cancella ogni immagine della bambina e disegna invece i tratti della donna elegante che presto sarà. Come se, a sua insaputa, lei recasse in sé il presagio di una magnifica metamorfosi in divenire. È visibile a tutti tranne a lei, che continua a giocare come una bambina. Ha scelto la danza tra tutte le discipline che ha sperimentato negli ultimi anni – numerose discipline perché potesse comprendere quale attività più le si addicesse e soprattutto perché fosse occupata in qualche modo nelle ore in cui padre e madre non potevano badare a lei. Adesso si dedica seriamente alla danza e sembra ricavarne felicità.

Siamo usciti insieme e insieme abbiamo percorso il marciapiede sino alla fermata del bus: loro sono saliti sul 18 e io ho atteso il 15. Fuori era già buio e dietro e avanti a noi camminavano le altre ballerine, sacca a tracolla o in spalla al genitore, tensione esaurita e un chiacchiericcio inesauribile: ti è piaciuto?, Madame mi fissava, Dio ero nel panico totale, mi sentivo la calzamaglia prudere e pensavo solo a quello.

Marie si è appesa al mio braccio e si è raccomandata: avrei dovuto fare a Victor un resoconto preciso del saggio e dirgli che nella dedica in frontespizio il suo disegno di una topina in tutu rosa era davvero spaziale.

Una volta salito sul mezzo che mi avrebbe portato nel 13° ho trovato un angolino in piedi accanto a una donna con un bambino e a un ragazzo che sbrigava la sua corrispondenza sullo smartphone. L’unica voce che giungeva in quell’angolo di umanità era quella di una donna di generose proporzioni e ancor più generoso timbro vocale. Probabilmente costretto a rimanere inoperoso per altre sette fermate avrei finito comunque per origliare la sua telefonata, ma si da il caso che era impossibile fare altrimenti.

Madame era in comunicazione con qualcuno che le annunciava il suo prossimo arrivo a Parigi. Lei si diceva incantata dall’idea di incontrare il suo interlocutore e la sua famiglia e insisteva perché annullassero la prenotazione in albergo e alloggiassero invece dalla mamma. Probabilmente erano parenti e secondo lei la mamma non avrebbe accettato per loro altra sistemazione: dovevano essere suoi ospiti. Tempo di congedarsi e Madame chiamava la mamma ed esordiva con enfasi: mamma ti ho trovato ospiti. Poi spariva il sorriso dalle sue labbra e la conversazione continuava: ma no dai. Si fermano solo una notte o due… Una torta e una tazza di latte e hai risolto… No, no che non si fermano a cena… Mangeranno fuori. Alla fine Madame quasi sussurrava, mite: Scusa, grazie mamma.

Devo ricordarmi di questa conversazione quando qualcuno mi dirà di essere tanto contento di ospitarmi.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.