6. Coco veste Chanel.

 

Si possono immaginare molti luoghi in cui la presenza di Coco si potrebbe rivelare utile, interessante, divertente, eccitante. Certamente però fra questi non figurerà mai la cucina.
Coco invita di rado a casa sua per occasioni che si consumino attorno a un tavolo da pranzo. Quando lo fa c’è sicuramente qualcosa di speciale da festeggiare e malauguratamente io e Victor siamo tra i suoi più intimi amici, quindi tra i primi a figurare nella lista degli ospiti.

Coco non ha la più pallida idea di cosa si possa definire commestibile e cosa invece sia meglio conservare altrove. Ignora da sempre come si possano combinare tra loro i cibi, i condimenti, i tempi di cottura. Con candida ingenuità però è convinta di poter riprodurre facilmente i piatti illustrati dagli innumerevoli blog di cucina. Secondo l’ispirazione del momento sceglie una pietanza e prende nota degli ingredienti; di seguito legge una prima volta il procedimento della ricetta, guardando le illustrazioni, memorizza i passaggi ed esce a far la spesa.
Per Victor tutto quanto avviene attorno ai fornelli ha carattere sacro e pertanto non ammette profanazione: in cucina non è dato indugiare al telefono o indugiare in chiacchiere. Del sesso poi nemmeno parlarne. Victor in cucina ha due modalità: la concentrazione quando crea e la commozione quando ha creato.
Conosciamo Coco da sempre e Victor non ha ancora rinunciato a insegnarle che la creazione di un piatto poco ha a che fare con la tecnica e molto con i sentimenti. Lei minimizza: è sufficiente seguire le istruzioni. Poi non le segue e serve portate dai colori pastello, piuttosto tristi e certamente indigeste.
Ieri sera invece ha confessato di aver avuto poco tempo per produrre la cena e di aver procurato tutto al ristorante olandese Le sei mosche. In tavola hanno sfilato nell’ordine: minestra d’anguilla, salmone selvaggio e salsa al burro, zucchine alla panna.
Con noi a tavola c’era il caro Jerome e c’erano Cecile, un’attrice senza ruolo, e Max, arrivato a Parigi dai sobborghi londinesi per amore di un maestro di fagotto e innamoratosi poi di Cecile.
A cosa si brindava? Alla nuova vita di Coco, ufficialmente assunta in qualità di commessa in un’esclusiva pelletteria di avenue Marceau. Non è da lei tenere segrete le belle notizie – nemmeno le brutte a rifletterci – ma è riuscita a serbare la sorpresa sino ai calici finali.

Ho già detto altrove che Coco ha competenza nel settore e sa blandire il cliente di cui inquadra agevolmente gusto e debolezze. Ho anche già detto altrove del modo discutibile in cui veste Coco. Ebbene le hanno imposto un abbigliamento sobrio e raffinato e pare le sia piaciuto. Con il suo fisico può permettersi di tutto e ha scovato un paio di negozi dove procurarsi firme usate.
Adesso possiede un petit robe noir, pantaloni in tessuti morbidi, tailleurs beige e adora il jersey. Adegua con più giudizio l’altezza del tacco a tutto il resto e ha ridotto notevolmente la gamma dei colori. I suoi modi invece sono sempre stati eleganti; eclissati in parte dalla stravaganza dell’involucro ma eleganti.

Dunque gonfi di orgoglio abbiamo brindato alla nostra Coco, crogiolandoci su un dessert alla pesca che avrei voluto non finisse mai.
Poi le chiacchiere sono andate oltre sino a che la voce di Coco è prevalsa sulle altre. In realtà stava raccontando l’episodio a Jerome, ma tutti noi, cogliendo i suoi commenti,ci siamo zittiti per sentire sino a che punto si sarebbe spinta.
Il fatto è questo: durante un giro di shopping Coco si è vista passare accanto un energumeno su zeppe di paglia che involontariamente l’ha spintonata con la sua borsetta rossa. Sotto una brutta parrucca di ricci biondi il tale soffocava in una giacchetta rossa e lucida e in un paio di jeans attillati, rossi manco a dirlo. La descrizione di Coco finiva sulla cucitura spessa e tesa che separava con taglio netto le natiche costringendo le lunghe gambe muscolose a procedere infilando una serie infinita di passettini veloci.
Non si discute il buon gusto di Coco ma piuttosto la sua abitudine al pettegolezzo che sconfina ormai nella moralità più ipocrita. Intanto doveva aver indugiato a lungo sul corpo dell’energumeno per poter raccogliere tanti dettagli e di fatto all’anagrafe Coco continua a chiamarsi César.
Tutti noi abbiamo disapprovato e abbandonato il campo dandole della bacchettona. Non ha avuto diritto di replica e tanto meno un aiuto per sparecchiare.

Questa mattina le ho inviato un messaggio per ringraziarla della cena. Non ha ancora risposto e quindi fa l’offesa. Riproverò più tardi.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.