10. Grandi speranze.

A me piace innamorarmi e mi piace accorgermi che qualcuno si sta innamorando di me. Sembra una cosa scontata, ma non lo è affatto. Per innamoramento intendo la fase in cui una mescola di intesa intellettuale e di benessere fisico comunica una sensazione di conforto simile a quella che deriva dal primo assaggio di un croissant tiepido, dall’ascolto delle prime note di Heartbreake o, se preferite, dal tornare a casa e indossare un paio di calzini di lana dopo aver messo un piede in una pozzanghera.

Io mi innamoro al semaforo, se sono dello spirito giusto s’intende. Ossia consumo l’attesa immaginando di aver attratto l’attenzione del mio vicino di corsia. Il più delle volte vede me e vede anche il cane: è importante l’impressione che si da di sé e il rapporto con un animale svela un animo sensibile, fondamentalmente ottimista. Vorrei si potesse pensare che sono un tipo seducente, disinvolto in un abbigliamento rilassato ma ricercato, e allora controllo che qualcosa di quello che indosso possa comunicare anche solo in parte un’opinione simile: sistemo la sciarpa, mi liscio i capelli, assumo una posa convincente.
Il più delle volte mi giro solo al verde, un istante prima di uscire per sempre dalla vita del mio vicino di corsia, cui dedico uno sguardo che in teoria dovrebbe stare tra quello di una canaglia e  l’espressione di un dandy. Nella maggior parte dei casi a semaforo verde ci si accorge di aver sprecato tempo per una donna annoiata che ha guardato altrove o per un anziano eterosessuale misogino che tollera solo la compagnia dei suoi gatti. Di rado si individua un tipo interessante nell’automobilista che sta al fianco e allora è umiliante accorgersi che ha preferito scorrere le pagine del suo smartphone ignorando i miei sforzi.
Insomma a grandi speranze corrispondono il più delle volte grandi delusioni. Come nella vita. Ma se persevero significa che ho colto istanti di qualche valore. Come nella vita.

Sabato mattina. Fermo allo stop in un viale provo ad avanzare lentamente per svoltare a destra ma colgo l’avvertimento dell’autista di autobus alla mia sinistra: mano al clacson mi intima di non andare oltre perché sta arrivando il tram. Una donna gentile dal sorriso mesto sta di vedetta per me dall’alto del suo posto di guida. Ringrazio il mio angelo custode e guardo sfilare i volti ai finestrini del tram.
Sono vicino al palaghiaccio Brunet e indugio su un gruppo di ragazzi, giocatori di hockey, che si avvicinano all’entrata con le loro sacche portastecche passando oltre un gruppo di bambine che sotto i giacconi pesanti indossano i loro completi di pattinaggio. Più di una volta camminando lungo l’edificio ho rallentato per osservare la pista al piano interrato – agevolmente visibile dalle vetrate del piano terra – e seguire i volteggi delle giovani fate nei loro vestiti color confetto, sgusciate dal bozzolo dei loro cappotti invernali per scivolare sul fondo alabastrino. Ma in pista ci sono anche adulti dilettanti e appassionati esperti che scivolano discreti schivando gli altri.
Durante la settimana invece ci sono gli atleti che tracciano caleidoscopici percorsi provando e riprovando le loro acrobazie, incise sul ghiaccio e misurate nel perimetro della pista.

Sei ancora in macchina? Puoi parlare? Victor mi telefona. Rimane in negozio durante la pausa del pranzo per continuare a lavorare al confezionamento della rillette di pesce. Hai già pranzato?
Prendo qualcosa quando torno al chiosco. Stamattina ho mangiato una fetta di far con Nora. Non ho molto appetito adesso.
Poi Victor mi dice che gli manca qualcosa da leggere, come è solito fare mangiando:
Ho letto il bugiardino dell’antinfiammatorio che mi ha prescritto il dottor Petit. Non avevo nient’altro da leggere. Ma è finito subito.cropped-cropped-logo-url.jpg

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

.