15. Fine giornata.

Ho assistito al dipanarsi di più storie dai finestrini del bus di quante ne abbia viste sul grande schermo. Con la differenza che al cinema si va per un film di cui si conosce la trama, riassunta  nel giornale, nel trailer programmato in tivù o nel racconto di un amico, che nel caso più fortunato omette il finale.
Questa sera ero seduto vicino alla porta di mezzo e non avevo distrazioni all’interno per cui ho iniziato a guardare la vita che scorreva fuori mentre la mia era momentaneamente in stallo, in attesa della fermata.
All’imbrunire ho visto sul viale del parco quattro uomini in leggings a gamba tesa sullo schienale di una panchina – due per lato – i loro muscoli di sportivi in trazione come ballerine alla sbarra. Molto aggraziati. E poi dicono che i gay sono effeminati.
Complice il semaforo rosso che ha costretto il bus a sostare accanto al marciapiede sono stato terzo intruso nel litigio di una coppia: l’una gesticolante, l’altro accigliato ma evidentemente travolto dalla verbosità pedante di lei. Indelicato da parte mia non distogliere lo sguardo ma i due continuavano a dibattere e sono rimasto a guardarli provando a prevedere le loro reazioni. Un litigio classico, piuttosto scontato. Lui si è acceso una sigaretta continuando a dondolare il capo in segno di diniego: pareva irremovibile dalla sua posizione o forse già pensava ad altro. Comunque è scattato il verde e la scena è cambiata: un piano sequenza sui platani di boulevard Auguste Blanqui. Quindi nessuna conclusione della litigata. Del resto anche al cinema un film può finire senza che la vicenda sia giunta a una risoluzione.

Mi sono concentrato su me stesso, mi sono alzato e prenotando la fermata ho ripensato con fastidio alla mia incorreggibile distrazione. In mattinata mi ero reso conto di aver smarrito il giorno prima l’ombrello. L’ennesimo ombrello perso in una lunga carriera di ombrelli lasciati in giro per Parigi. Soffro di distrazione selettiva: smarrisco ombrelli e penne a sfera.
Non è la perdita dell’oggetto in sé a ferirmi, ma la mancanza di attenzione che dimostro. Ero al lavoro e ho scambiato qualche parola con un signore che lamentava di essere uscito di casa con l’ombrello che ora gli era di impaccio. Ho subito ricordato di aver appoggiato il mio al binario su cui scorre il nastro in cassa. L’ho subito ricordato… più di 24 ore dopo.
Sceso dal bus, incolonnato nella fila di persone che percorreva il marciapiede, lo sguardo è caduto su una brioche nella vetrina di un caffè, sola sul vassoio unto e cosparso di zucchero in grani: non era una brioche dimenticata, era una brioche non scelta. Ho compreso il suo stato d ‘animo ma ho tirato avanti.
Sono passato al negozio per chiedere se qualcuno si era accorto del mio ombrello e mi sono sentito dire ciò che mi ripetevo da ore: chi era dopo di lei se lo sarà preso. Il mio ombrello ore vive la sua seconda vita; mi domando con chi e mi auguro non sia costretto a lasciare Parigi. È bella Parigi sotto la pioggia.

A casa Algernon mi è venuto incontro. Si era appena svegliato: si è allungato prima sulle zampe anteriori e poi sulle posteriori, tendendo prima l’una poi l’altra gamba. Intanto nel corridoio è passato Victor, forbici e sacchetto di terriccio compost organico, pomice e lapillo.

Potevi dirmelo. Quando è successo?

Il suo ennesimo tentativo di creare un bonsai era fallito più di una settimana prima. Avevo adagiato in superficie quel che era rimasto del suo Acero Rosso Giapponese ma non lo avevo informato. Volevo constatare dopo quanto tempo Victor se ne sarebbe accorto: dice sempre che io non mi devo occupare delle sue piantine, ma poi non ricorda di farlo lui.
L’ho seguito in cucina e sono stato a guardare come alloggiava l’ennesima pianta nel vaso:

Sei troppo serio. No, sei.. triste.
Mi ero ripromesso di non parlartene ma mi pesa talmente… ho incontrato Simon…

Victor ha incontrato il netturbino che lavora nel quartiere e che ha due cani. Le cose non vanno bene e sta rischiando di perdere definitivamente l’appartamento che era della zia. Il suo lavoro non gli consente di trovare subito un’altra sistemazione e soprattutto teme di essere costretto a fare a meno del vecchio pastore tedesco e del meticcio di pochi anni. Il costo di una pensione è fuori discussione, ma il pensiero di separarli e di cederli ad altri lo consuma da giorni.
Il piccolo passi, ma l’altro è vecchio e pure  ingombrante e non sarà facile trovare qualcuno…
Sappiamo bene entrambi cosa significhi.
Mi avvicino al tavolo e tengo il vaso fermo così che Victor riesca più agevolmente ad assestare il terriccio. Restiamo in silenzio praticamente per il resto della serata.

Supplemento.

Cette semaine on se revoit Dimanche.