16. I cavoli della Vigilia.

Il telefono non trilla più di sei volte di seguito la domenica mattina. Se lo fa dall’altra parte c’è  Coco. E ha un problema.
Victor ha tempo per fare commenti ma non ne ha per alzare la cornetta. (Non alziamo più la cornetta ma è un’espressione talmente bella che la scrivo lo stesso).
In effetti è Coco e ha bisogno di sapere dove può acquistare un certo tipo di biscotti di cui ha letto in un blog: devo farcirli con crema al cocco, mascarpone, cioccolato e rotolarli in un trito di mandorle.
Chi devi uccidere? Le chiede Victor quando gli passo il telefono.
In effetti un dolcetto natalizio, per quanto goloso, dovrebbe permetterti di arrivare a Capodanno.

Victor oggi lavora, come ogni Vigilia. Gli ho visto preparare la vetrina ed era davvero spettacolare. Il cinico Victor ha superato se stesso disponendo i rami di vischio che avevo chiesto a Honoré lungo il perimetro del piano su cui disporrà le sue pietanze. Ne ha fissati alcuni alle travi del soffitto e ha preparato i tradizionali cinorrodi delle rose – lucidi, infiocchettati con il filo di lana bianca – minute gemme benaugurali che a Natale i suoi clienti si aspettano di trovare nelle vecchie tazze, sul bancone.

Io esco con Algernon e andiamo a passeggiare lungo la strada che conduce agli orti urbani di rue Rubens. Cammina volentieri, fiutando a terra con l’interesse dei suoi giorni migliori: indugia a lungo nello stesso angolo, qualche passo e torna dove la traccia è più chiara.
È un cane da caccia e fa ciò che il suo naso gli detta di fare. Negli anni ho visto una lunga sequela di lepri selvatiche e di scoiattoli dileguarsi prima che Algernon terminasse di seguire il loro percorso a terra. Un cane cacciatore non si guarda attorno.
Il padrone di un cane cacciatore invece ha tutto il tempo di guardarsi attorno mentre aspetta il suo cane. Oggi ho potuto accorgermi di quanto degno di attenzione possa essere un orto in pieno inverno. Lo si direbbe inespressivo perché a riposo, spoglio e stinto.
All’interno di una recinzione comune i singoli orti sono divisi tra loro da ordinate staccionate in legno o reti metalliche. Sono numerati e per alcuni di essi il numero è ripetuto su una mattonella fissata al casotto degli attrezzi, come un numero civico.
Evidentemente chi ottiene un orto urbano ne ha cura con la dedizione e l’orgoglio del collezionista. C’è chi lucida gli argenti e chi mette in fila i francobolli; il giardiniere ortolano semina il suo tempo libero nelle aiuole di ortaggi.
Gli entusiasti dell’orticoltura fanno circolo a sé e non badano ai curiosi come me. Sto con le mani in tasca a guardare le file dei cardi avvolti nella carta come io sto chiuso nel mio giaccone in questa mattina di freddo. E poi le larghe foglie dei cavoli, quelle aperte e distese sulla terra dura e quelle ripiegate sul frutto, sodo e umido di galaverna. Cavoli verdi e cavoli viola, ancora nella neve ghiacciata negli orti esposti più a nord.
Sento abbaiare e vedo due retriever che corrono nella nostra direzione. Quando sono finalmente vicini ad Algernon rallentano e poi decidono di ignorarlo per raggiungere il prato poco più in là. Procedono insieme e insieme prendono a giocare, rotolandosi addosso con leggerezza, sotto gli occhi innamorati della loro padrona. Un cane sa bene che il gioco è finzione e mima la lotta mitigando gli affondi, accennando le prese, simulando i morsi.
Il loro pelo chiaro, color dell’ambra, conferisce loro un’eleganza lieve che le confonde in un’unica figura in movimento fra gli arabeschi di nebbia che il loro alito caldo dissolve nell’aria fredda. Vederla mi fa pensare a una cucchiaiata di miele, denso e dorato, immerso nell’acqua calda in una tazza trasparente, rimestato lentamente e lentamente disciolto.
Le osservo e mi accorgo che anche Algernon le sta a guardare. Credo di capire che le raggiungerebbe se fosse certo di poter reggere il confronto con la loro giovinezza. Ci guardiamo e lo accarezzo, chino su di lui.
Davanti a me il piano di lavoro al riparo sotto un pergolato di vite, interamente piastrellato di mattonelle bianche. Pare tutto perfetto. Gli orti e i capanni paiono un presepe.
Meno male che risalendo la strada colgo le ingiurie che un uomo indirizza a un piccolo cane senza guinzaglio che ha tentato di esplorare la sua borsa della spesa. L’uomo si alza dalla panchina su cui si credeva al sicuro e caccia l’animale: di chi è la bestia?
La cattiveria e la maleducazione mi sono di conforto: la perfezione continua a manifestarsi con qualche imperfezione. E io rischiavo di credere nell’incantesimo della Vigilia.

Sébastien e Victor augurano Buon Natale e sono lieti di farvi dono di un piccolo calendario per il nuovo anno (scaricatelo qui).

Supplemento.

Cette semaine on se revoit Dimanche.