Archivi categoria: palazzo condominiale

XXXVIII. Mangiarane in campo.

Brutta copia di
Robert Doisneau. Le regard oblique. 1948

Questa sera Monsieur Leval non era da evitare. Evitava lui gli altri condomini perché non aveva occhi che per i nipotini venuti in visita.
Li ho incontrati davanti all’ascensore e salutati andando oltre per raggiungere le scale. Il tempo sufficiente però per cogliere lo sguardo di Monsieur Leval; generalmente accigliato – come a sostenere le preoccupazioni che dimorano in ogni singolo appartamento del palazzo – in presenza del figlio, della nuora e dei bambini si era fatto sorridente. Gli occhi fissi su di loro, proprio non poteva fare a meno di mostrare la sua soddisfazione.
A quanto ne so, la famiglia del figlio vive in Spagna e quindi non avranno molte occasioni per stare insieme. Vedere Monsieur Leval così fiero e felice di poter disporre di qualche giorno da trascorrere con la famiglia faceva venir voglia di condividere la sua allegria. Le loro valige e le frasi di benvenuto – com’era andato il viaggio, le promesse ai bambini di assistere al teatro dei burattini nei Giardini del Lussemburgo, i regali ai nonni – hanno riempito il palazzo di un’aria di festa e di una ventata di novità portata da un’altro paese.
Salivo le scale e ho seguito l’ascensore lungo la sua ascesa, immaginando Madame Leval sulla porta, in attesa. Poi l’ascensore si è fermato e la porta deve esser stata spalancata dai bambini impazienti; subito la voce squillante di Madame Leval ha invaso il pianerottolo e travolto grandi e piccoli per poi scivolare nella tromba delle scale, smorzata di piano in piano. Il calore mediterraneo dell’espressione di giubilo di Madame invece si è diffuso inalterato e ne ho goduto un po’ anch’io, a loro insaputa.
Madame è di Marsiglia, è loquace, piccola e tonda; dondola al fianco del marito tenendo in mano la borsetta, che naturalmente dondola adeguandosi al movimento di tutto il corpo.

Domenica nel pomeriggio io e Algernon abbiamo camminato lungo la rete del campo da hockey su prato. Siamo abituati a vedere i ragazzi che giocano e capita che rallentiamo per osservarli, ma domenica abbiamo assistito a una scena inconsueta. I giocatori avevano oltrepassato i sessant’anni e molto più probabilmente i settanta; con le loro magliette colorate e i larghi bermuda che indossavano quasi tutti, non potevano in alcun  modo ricordare una squadra di gentiluomini inglesi.
Li ho sentiti durante un cambio di giocatore ironizzare sulla fatica in campo –  con le mani sulle ginocchia riprendendo fiato – e ho riflettuto sul fatto che la loro passione per uno sport di codificazione britannica e di britannica eleganza fosse lodevole.
Li guardavo e intanto la mia memoria bibliotecaria evocava stralci dei romanzi inglesi consumati avidamente nell’avida età della giovinezza. Non è da tutti apprezzare la disciplina british e certamente i signori non scendevano in campo solo per compiere un esercizio fisico. No, non poteva trattarsi di una questione di tecnica; voglio dire: ci sono altri modi per mandare una palla in porta. Scegliere di farlo impugnando dei bastoni ricurvi deve significare qualcosa in più; ci si deve domandare prima o poi come quel bastone storto sia giunto sino a noi e l’operazione acquista allora un carattere intellettuale di squisito gusto filologico.

Sono andato via quando mi sono detto convinto delle intenzioni serie – serissime – che animavano il club dei vegliardi mangiarane; certamente avevano interiorizzato lo stile dei sudditi di Her Majesty inglese. Interessante: un angolo di Sussex nel quartiere.

cropped-cropped-logo-url.jpg

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

XXXII. Quella faccenda delle viole.

Madame Poulain e il marito abitano nell’appartamento di fronte al nostro; ci vediamo di rado e nel caso ci salutiamo cordialmente e cordialmente scambiamo qualche frase di circostanza. Victor si rende disponibile ad aiutarli, specie adesso che Monsieur Poulain è spesso dimentico di quanto gli accade intorno, ma loro non hanno mai bussato alla nostra porta se non per chiedere di risintonizzare i canali della televisione o recuperare il gatto dal davanzale della nostra finestra.

Ho scoperto l’altro giorno che Madame Poulain ama i fiori di campo. L’ho incontrata al mercato davanti al banco del fioraio; ultimamente si ferma volentieri a parlare e quindi scambio con lei qualche impressione. Lo stato di salute del marito si riflette nel suo sguardo, più triste, e nel modo ansioso di spendersi in qualche chiacchiera pur di rimanere in contatto con la quotidianità più prosaica. Tutti belli i fiori ma poco lo spazio in casa per ospitarli; i fiori di campo però restano i suoi preferiti.

Di tanto in tanto fa loro visita il figlio, professore di matematica e basso nella cantoria della chiesa di Saint-Eustache. Da un uomo di cinquant’anni, di buona cultura e buona educazione ci si aspetterebbe un comportamento diverso da quello che invece constatiamo periodicamente. Oltrepassano le pareti le sue osservazioni sulla demenza del padre: ci pare impossibile che non riesca a comprendere che la razionalità non appartiene più a Monsieur Poulain e non sarà con la rabbia che lui riuscirà a ottenere prova di maggior lucidità. Probabilmente per troppo amore non riesce ad accettare che l’Oblio abbia preteso la resa del padre ma è pietoso sentire l’arroganza con la quale lo corregge.
Da questa parte del muro la figura meschina la fa lui, più ottuso del padre, e gli auguro di inoltrarsi nella vecchiaia, godere di altrettanta delicatezza e conservare quel poco di consapevolezza per dispiacersene e ricordare di aver commesso lo stesso errore.

Monsieur Poulain gli ha trasmesso la passione e il rispetto per la musica; faceva parte di un coro di musica popolare e capitava di sentirlo esercitare la voce il pomeriggio, dopo essere rientrato dal lavoro. Monsieur Poulain aveva a sua volta ereditato dal padre il laboratorio di orologiaio dove aveva iniziato poco più che sedicenne a riparare marchingegni perché il tempo potesse continuare a scorrere regolare. Piccolo di statura e mai senza cravatta, ha colto ogni occasione per chiarire che considerava me e Victor come due amici che condividono casa. Oltre non aveva nessuna intenzione di andare.
Madame Poulain invece si dice sempre ammirata dal nostro legame, sconosciuto alla maggior parte delle coppie come posso dire… normali: tanto comprensiva e melensa da apparire chiaramente in imbarazzo. Le sue dichiarazioni in genere le fa a me e io in genere penso già ad altro. Ci sono abituato.

Qualche giorno dopo averla vista al mercato, Victor ha accettato l’invito di Monsieur Delannoy a raggiungerlo in Borgogna per visitare la sua cantina; il suo vino è in vendita nella gastronomia di Victor, pochi esemplari ma a quanto sembra apprezzati.
La famiglia al completo ha lasciato Parigi per un giorno, Algernon compreso, ça va sans dire. Durante il tragitto ho gesticolato e scatenato il bacino al ritmo di disco music tra sedile del passeggero e cruscotto, perché non è proprio possibile limitarsi ad ascoltare la disco music. Forse ci ho fatto poco caso, ma mi è parso che Algernon smettesse di frignare prima che lasciassimo Parigi; è abituato a viaggiare in automobile ma lamenta la guida in città e si placa su un’andatura costante, se possibile anche un po’ sostenuta.

Le vigne di Monsieur Delannoy sono nei dintorni di Chablis. Monsieur Delannoy, la moglie e i figli ci hanno accolto nella loro casa di pietra grigia con una rilassatezza assolutamente contagiosa. Siamo scesi nelle cantine, abbiamo camminato tra i filari e seduto davanti casa a mangiare pollo, formaggio, miele e senape di Digione. Una merenda servita in piatti bordati di una linea azzurro cenere con un bouquet di fiordalisi al centro, su una tovaglia bianca.
Algernon ha raccolto lauti bocconi e si è aggirato tra i campi, incuriosito dagli odori della campagna e da gente sconosciuta che lo accarezzava ogni volta che si avvicinava al gruppo per constatare la nostra presenza e ripartire in esplorazione rassicurato. Ha dormito durante tutto il viaggio di ritorno.

La campagna in Borgogna è incantevole, declinata in tutte le tonalità del verde, sinuosa si stende infinita sotto un cielo piatto. Passando in macchina con i finestrini abbassati per respirare l’erba abbiamo cercato di individuare quante più possibili varietà di fiori. I nomi dei fiori di campo spesso si ignorano e solo a un esame più attento ci si rende conto di quanti esemplari compaiano in primavera, con colori simili ma architetture completamente diverse.
Ho pensato a Madame Poulain e ho detto a Victor che volevo comporre un mazzo di fiori per lei. Mi ha aiutato e abbiamo combinato un discreto numero di fogge e tonalità. Tornati a Parigi sono finiti nell’annaffiatoio pieno d’acqua, giusto per sopravvivere alla notte.


La mattina li ho avvolti in un cono di carta improvvisato e ho suonato alla porta dei Poulain. La signora mi ha invitato a entrare e ha iniziato un discorso mentre il mio bouquet gocciolava sul suo pavimento. Aspettava la frase con cui le avrei offerto l’omaggio floreale, così l’ho interrotta e ho consegnato il nostro souvenir di Borgogna.
Era evidentemente felice di riceverli e io ho pensato allora agli Emerson, padre e figlio, che raccolgono una gran quantità di viole per le anziane signorine Alan, ospiti come loro della pensione Bertolini di Firenze, e riempiono di vasi e caraffe la loro stanza, un gesto che due gentiluomini non avrebbero mai fatto, ma tanto bello. [Edward Morgan Forster, Camera con vista].
Qualche giorno più tardi Madame Poulain stava rientrando e io uscivo. Mi ha detto che aspettava il figlio per cena: voleva festeggiare i suoi settantanove anni. Non lo sapevo e le ho fatto gli auguri; lei mi ha sorriso: “me li ha già fatti. Mi ha portato i fiori proprio il giorno del mio compleanno”.

A quanti condividono la vita con un cane: scelgouncane

cropped-cropped-logo-url.jpg

On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.