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19. Un’ancia palustre nell’acquario.

Georges è a Parigi. Georges e il suo oboe sono a Parigi. Ha tre concerti in programma prima della fine del mese e ci ha telefonato per informarci e combinare una cena insieme.
Il figlio di Bernard e di Margot è molto importante per Victor. Credo sia in parte perché è uno dei primi bambini che ha visto crescere; Victor aveva poco più di vent’anni quando nacque Georges e proprio non si capacita di come sia diventato un uomo.
Nello spirito che anima Georges, nel suo modo di proporsi agli altri, ritrovo la compostezza dei faggi e delle querce della foresta di Brotonne, ai bordi della quale Georges è cresciuto, e un naturale senso di libertà che deve aver appreso giocando nei campi tutto intorno e che fa di lui un uomo accessibile e cordiale.
Georges ha lavorato molto per farsi una solida cultura musicale e oggi si esibisce con formazioni di genere diverso: nei prossimi giorni suonerà con l’Orchestre de Paris e a febbraio tornerà a Parigi con un quartetto jazz. Alloggia da un’amica, una cantante, stazione La Motte-Picquet-Grenelle e coinvolgiamo anche lei per una cena venerdì sera; lasciamo che sia Victor a prenotare dove crede.

Ma io e Georges ci vediamo prima. È passato al chiosco di giornali finite le prove e mi ha chiesto di accompagnarlo in un negozio nel XV dopo la chiusura.
Gli dico di sì senza capire dove vuole andare. Lo scopro quando siamo già seduti in métro: siamo diretti a un grande magazzino dove è possibile trovare una singolare varietà di pesci diversi, procurarsi il necessario per garantire il loro benessere e trascinarsi in casa acquari di dimensioni imbarazzanti.
Ignoravo che Georges nutrisse tanto interesse per i pesci e in quanto a me ho creduto di potermi affezionare a un pesce rosso solo quando avevo 13 o 14 anni. Ma la conversazione tra noi languiva e me ne sono presto disinteressato.
Comunque ho seguito Georges e lui mi ha insegnato a osservarli. Mi ha raccontato che si è accorto dell’universo che può contenere un acquario quando ha dovuto ripescare un’ancia:
un momento di rabbia. Stavo discutendo ed è finita dentro.
Esattamente cos’è un’ancia?
Sorride: è una linguetta, una lamina che vibra e fa suonare gli strumenti a fiato. E mima il movimento. Poi sta fermo accanto a me, sento il suo respiro e il mio: ci passerei delle ore a osservarli. È molto rilassante.
Georges non insiste ma seguiamo insieme le evoluzioni di un pesce palla – un canthigaster valentini – in un acquario di dimensioni medie posto all’inizio di un lungo corridoio: un pesce come questo quando è affamato non si da pace sino a che ha trovato qualcosa. Vedi come esplora ogni angolo?
Provo seriamente a osservare il comportamento del pesce e scopro che ha dei raggi azzurri attorno all’occhio: sono di una lucentezza potente e molto bella.
Georges continua il suo racconto e mi dice che l’acquario in questione era piuttosto grande, soprattutto in proporzione all’appartamento in cui stava. La proprietaria era un’interprete, una francese che viveva nella periferia di Vienna, e lei e Georges si sono amati tanto quanto consentivano due temperamenti inconciliabili. Di più non era possibile:
sulle cose importanti eravamo troppo lontani. Non potevamo costruire nulla insieme.

Christian Dior. 1967, Londra. Corbis.

Nella vasca vicina c’è una coppia di hypancistrus contradens, di una bellezza aerea: indossano un doppio strato di piumette bianche e nere su un abito da sera Dior.   Davvero, è elegantissimo in quella guaina nera maculata di pois bianchi.
Il corridoio è molto lungo e percorrendolo non diminuisce la mia curiosità: i contorni netti delle figure geometriche sui loro corpi, la trasparenza delle pinne e la lentezza con cui ondeggiano i lunghi baffi di alcuni. Alla fine andiamo verso una saletta e ci sediamo a un tavolino e acquistiamo due cioccolate bollenti dal distributore di bevande. Una renna con il berretto di lana ci ricorda di approfittare delle promozioni natalizie ma noi usciamo senza aver fatto acquisti.
Gli chiedo se ha più visto il nonno, Gustave, e Georges si mette a ridere e mi narra una delle ultime telefonate. Era indispettito perché non riusciva più a vedere France 2. Al nipote era parso strano ed era andato a controllare: il canale si vedeva perfettamente ma non andava in onda la trasmissione che segue ogni sera perché il presentatore aveva avuto un incidente. Ti rendi conto? Identificare un canale con una persona? Quando gli ho detto dell’incidente era preoccupato come se si trattasse di un amico.

La cena di venerdì è stata divertente e inoltre molto rilassante. Georges e la sua amica, una soprano di Nanterre, ci hanno parlato di musica come se io e Victor fossimo in grado di capire. Mi ha fatto pensare a un amico a cui piaceva che il professore di letteratura dell’università ripetesse spesso come voi certamente saprete: finalmente qualcuno che non generalizzava sull’ignoranza dei più giovani; si sentiva rispettato.
Il giorno dopo ho saputo da Georges che l’amica gli aveva consigliato di aprire gli occhi al cugino di sua madre. Era sicura che io nutrissi un certo interesse per Victor – non vedi come lo guarda? – e che Victor non potesse ricambiare.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

1. Parentesi chiusa.

Difficile torni utile un flacone di crema protezione solare numero cinquanta. Difficile torni utile a me o a Victor che di norma rifiutiamo l’idea di esporci al sole. In ogni caso trovo un posto nell’armadio per il flacone 60 ml: un regalo non si getta e questo in particolare.
Avvolto nella carta verde della Farmacia Fratelli Gautier, stava nelle mani di Gustave, il padre di Bernard, il giorno della nostra partenza per Parigi.
La mattina in cui la nostra macchina stava in moto in mezzo al cortile della fattoria di Margot e Algernon seduto nel bagagliaio tendeva il tartufo a fiutare l’aria dal finestrino abbassato, tutta la famiglia di Bernard era presente per i saluti.
Gustave rigirava il suo pacchetto tra un callo e l’altro del palmo, le gambe allargate e ancorate a terra dagli zoccoli pesanti. Quando è stato il suo turno ha abbracciato Victor e improvvisato una battuta sulla vita inutile dei parigini e poi ha stretto anche me facendo scivolare nelle mie mani il suo elisir: così lo provi anche tu.

Gustave è un fiero contadino normanno di ottantatre anni e non si rassegna all’idea di dover seguire le prescrizioni del medico che giudica alquanto ingenue – è giovane, deve farsi.
Gustave ha le proporzioni di un armadio a due ante, basso e capiente; la natura ha cosparso le sue braccia e il petto di una folta peluria ormai canuta, ma il cranio che ama grattarsi come a racimolare i pensieri è definitivamente calvo e il vecchio gira calzando un cappellino di cotone a larga tesa su cui campeggia fluorescente il nome del suo fornitore di gasolio.

Gustave non riesce a comprendere come possano essere pericolosi quei rigonfiamenti della pelle che maturano attorno agli occhi. Gli danno fastidio ma gli da più fastidio dover correre in ospedale per farseli cavare; addirittura l’ultima volta un’infermiera lo ha attaccato con un termos che sprigionava fumo.
Di fatto la crioterapia con azoto liquido poco ha giovato. Cheratosi attiniche, epiteliomi, granulomi: parole che il dottore mette in fila sulla sua cartella clinica e pretesti per raccomandargli di evitare l’esposizione al sole.
Il cappellino di cotone a larga tesa è più che sufficiente secondo Gustave, ma ha acconsentito ad acquistare la crema protezione 50 e ha pure deciso di provarla: ne ha spalmato un po’ sulla palpebra e sul naso prima di coricarsi e si è risvegliato la mattina con la pelle liscia liscia.
Adesso la raccomanda a tutti. Ne basta poca, prima di andare a dormire.

Dono squisitissimo di una squisitissima amica.

La parentesi sulla stagione estiva può dirsi chiusa. Detesto la città senza cittadini: non odora più, tace e sopravvive a sé stessa. A Victor a metà agosto già mancavano i voli delle anatre alla foce della Senna. A me mancavano i passaggi del tram alla fermata del 54.

Torna a scorrere la solita umanità davanti al chiosco e torno a impilare giornali sugli espositori.
Torna Madame Pilot, sempre più grassa. Madame non ha mai messo in discussione il suo guardaroba che credo risalga a una giovinezza meno florida. Oggi indossava un paio di pantaloni kaki che era riuscita ad abbottonare sotto la pancia, con sforzo supremo di un unico bottone impiccato all’asola e un misero tentativo di chiusura della cerniera che lungo la salita si arrendeva a qualche centimetro dalla meta, rimanendo aperta e svelando il candore della pelle di Madame.

Madame acquista sempre le stesse cose e ha sempre gli spiccioli contati; nel caso ci sia stata una variazione di prezzo si sente in dovere di giustificare la mancanza di altro denaro: sta comprando per conto di altri e non le hanno dato abbastanza, ha scordato il portafoglio, ha preso la borsa sbagliata. Se ne va e torna più tardi con la somma giusta.
Non è una necessità la sua. Piuttosto un’abitudine. Madame Pilot non ha problemi economici, non in particolare. Ha sempre fatto la bustaia, alle dipendenze di Monsieur Armand Clobel, Confezione busti Corsetteria, rue S. nel Marais.
È curioso che la signora che cammina trattenendo il fiato per appiattire il ventre sia in grado di capire che tipo di biancheria indossiamo, che un suo sguardo frettoloso sia capace di individuare i difetti che potremmo correggere.

Inizia a scendere qualche goccia. Algernon entra nel chiosco. Si alza l’odore della pioggia.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.