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18. Caffè senza zucchero.

Caffè nero e amaro. Tanto amaro. Mangio ininterrottamente da due giorni: assaggi delle pietanze che Victor prepara, il piatto servito a tavola, gli avanzi riproposti a cena. Il tempo rimasto lo abbiamo passato a scrivere la lista della spesa per acquistare altro cibo.
Di solito Victor non ama chiudersi in cucina dopo aver lavorato perché i suoi clienti non dovessero chiudersi nelle loro. Ma in queste ultime ore si è divertito a creare; l’ho visto autenticamente felice – a tratti cantava – ed evidentemente ispirato da una Musa niente affatto a corto di idee.
Ho provato a rammentargli che in casa eravamo soli e tentato di proporgli di invitare qualcuno per la cena di capodanno. Ho trascurato invece di ricordargli il risultato delle sue ultime analisi e le raccomandazioni che gli aveva fatto il dottor Fernandez dopo averlo insultato.
Comunque mi è piaciuto andare a fare la spesa insieme sotto casa e constatare che le scorte di panna e salmone affumicato erano terminate. Rimanevano due confezioni di ostriche – due famigliole di molluschi bivalvi dimenticate tra il ghiaccio tritato del banco pescheria – e quando ho domandato al commesso dove avrei potuto rintracciare del mascarpone, lui mi ha scortato al frigo e poi mi ha risposto: non in questo negozio.
Ma non è meraviglioso essere tra coloro che cercano la stessa cosa?

Dunque oggi caffè amaro. E lavoro. Prima però scendo al negozio per prendere pane e latte. È molto presto e trovo gli scaffali vuoti, i corridoi occupati dagli scatoloni, gli addobbi a terra. Spettacolo finito, si smontano fondale e quinte.
Sono tornato a casa a svegliare Algernon, ma è meglio rimanga a casa in questa giornata molto fredda. Esco dal lato del cortile per prendere la mia bicicletta e mi raggiunge la voce di Monsieur Leval. La porta delle cantine è aperta e lui dalla sua può controllare ogni passaggio:
sto cercando i miei tergicristalli mi informa.
E io ricambio: vado a prendere la bicicletta.
E lui si illumina: Ah…volevo dirle. Ha visto le offerte al supermercato?
Ho nominato la bicicletta e ho visto che qui di fronte avevano esposto delle bici in vetrina. Gli dico di aver notato qualcosa, ma di non essere interessato perché fedele alla mia vecchia bicicletta senza pretese. Temo di averlo deluso e mi corregge irritato:
ma cosa ha capito?! Io dicevo le pizze. Sono scontate del 50% quasi. Conviene. Le prenda. Io vado adesso.
Fatico a trovare una risposta. Non la trovo.
Arrivederci Monsieur Leval.
Arrivederli Monsieur Chevalier.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

4. In prima fila alla sfilata.

Dovevano ancora consegnare loro le chiavi dell’appartamento e Monsieur Leval ci aveva già servito un ampio resoconto sul passato della giovane Madame Bonnet e sul futuro dei suoi figli adolescenti: Luc e Louis – i gemelli di 14 anni – e Blanche, la ragazza di tre anni più vecchia.
Credo abbia raccolto la maggior parte delle informazioni interrogando l’agente immobiliare che li ha convinti ad acquistare la casa due piani sopra il nostro appartamento. Forse anche l’amministratore del palazzo ha ceduto all’insistenza di Leval e ha confessato ciò che sapeva.
Il fatto che Madame sia divorziata non depone a suo favore: Monsieur Leval disapprova e teme che essendo giovane e bella attiri una schiera di corteggiatori (che probabilmente si distribuiranno lungo le scale).
Io di notevole ho visto il marito di Madame, mentre riaccompagnava i gemelli. Giacca sulle spalle e cravatta sciolta; un bel sorriso e splendidi denti.

Il giorno del trasloco sono stati occupati cinque stalli del parcheggio sotto casa e un trio di ragazzi in tuta blu ha gestito il trasporto degli arredi della famiglia Bonnet cercando di evitare con educazione le intromissioni di Monsieur Leval.
Pare si sia fermato a osservare il loro lavoro di ritorno dalla prima uscita del mattino, quella destinata all’acquisto del giornale e del pane, una faluche per la colazione e due baguette per il resto della giornata. Di seguito deve aver trovato pretesti sufficienti per sostare, considerare il mobilio e porre domande.
Io ho visto altrettanto ma faticato molto meno. Stavo alla scrivania a compilare ordini per i clienti, lo sguardo allo schermo del computer; per caso ho notato la sfilata di mobili e suppelletti davanti alla finestra aperta.
Obiettivamente il gusto di Madame Bonnet è condivisibile: uno shabby chic in tinte pastello, sobrio e accogliente. Curioso come un’infilata di oggetti lungo il vano della finestra possa svelare l’intimità di uno sconosciuto.

Monsieur Leval ha trascorso l’estate a casa del figlio, in Spagna, come ogni anno e ne ha parlato in abbondanza, come sempre. Lui ha uno spiccato senso della ciclicità delle stagioni.Mi spiego: con l’arrivo dei mesi estivi lo sento parlare delle vacanze con il tono compiaciuto che doveva avere quando ancora lavorava e sospirava le ferie. Se lo si incontra sorride ed è come se si aspettasse uno scambio di auguri, come a Natale.
Anche quest’anno ha trovato l’occasione di chiedermi quando saremmo partiti e per quale destinazione. L’idea che io e Victor trascorriamo la maggior parte dell’estate a Parigi e preferiamo progettare viaggi durante i mesi più freddi lo delude e smorza il suo entusiasmo infantile. Ha commentato: ma quelle non sono vacanze.

Figurarsi come ci siamo rimasti quando nella nostra buca delle lettere è calata una cartolina che porgeva i cordiali saluti di Madame e Monsieur Leval. Eppure non c’erano dubbi: l’indirizzo era proprio il nostro. Devono aver creduto che in fondo avremmo goduto anche noi di una settimana al mare e qualcosa di simile alla commozione deve averli condotti fino all’espositore di cartoline. L’ho trovato tenerissimo ed esilarante al tempo stesso.

Dunque Monsieur Leval ha un cuore. O certamente ne ha uno durante i mesi più caldi.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

 

 

 

XXXVIII. Mangiarane in campo.

Brutta copia di
Robert Doisneau. Le regard oblique. 1948

Questa sera Monsieur Leval non era da evitare. Evitava lui gli altri condomini perché non aveva occhi che per i nipotini venuti in visita.
Li ho incontrati davanti all’ascensore e salutati andando oltre per raggiungere le scale. Il tempo sufficiente però per cogliere lo sguardo di Monsieur Leval; generalmente accigliato – come a sostenere le preoccupazioni che dimorano in ogni singolo appartamento del palazzo – in presenza del figlio, della nuora e dei bambini si era fatto sorridente. Gli occhi fissi su di loro, proprio non poteva fare a meno di mostrare la sua soddisfazione.
A quanto ne so, la famiglia del figlio vive in Spagna e quindi non avranno molte occasioni per stare insieme. Vedere Monsieur Leval così fiero e felice di poter disporre di qualche giorno da trascorrere con la famiglia faceva venir voglia di condividere la sua allegria. Le loro valige e le frasi di benvenuto – com’era andato il viaggio, le promesse ai bambini di assistere al teatro dei burattini nei Giardini del Lussemburgo, i regali ai nonni – hanno riempito il palazzo di un’aria di festa e di una ventata di novità portata da un’altro paese.
Salivo le scale e ho seguito l’ascensore lungo la sua ascesa, immaginando Madame Leval sulla porta, in attesa. Poi l’ascensore si è fermato e la porta deve esser stata spalancata dai bambini impazienti; subito la voce squillante di Madame Leval ha invaso il pianerottolo e travolto grandi e piccoli per poi scivolare nella tromba delle scale, smorzata di piano in piano. Il calore mediterraneo dell’espressione di giubilo di Madame invece si è diffuso inalterato e ne ho goduto un po’ anch’io, a loro insaputa.
Madame è di Marsiglia, è loquace, piccola e tonda; dondola al fianco del marito tenendo in mano la borsetta, che naturalmente dondola adeguandosi al movimento di tutto il corpo.

Domenica nel pomeriggio io e Algernon abbiamo camminato lungo la rete del campo da hockey su prato. Siamo abituati a vedere i ragazzi che giocano e capita che rallentiamo per osservarli, ma domenica abbiamo assistito a una scena inconsueta. I giocatori avevano oltrepassato i sessant’anni e molto più probabilmente i settanta; con le loro magliette colorate e i larghi bermuda che indossavano quasi tutti, non potevano in alcun  modo ricordare una squadra di gentiluomini inglesi.
Li ho sentiti durante un cambio di giocatore ironizzare sulla fatica in campo –  con le mani sulle ginocchia riprendendo fiato – e ho riflettuto sul fatto che la loro passione per uno sport di codificazione britannica e di britannica eleganza fosse lodevole.
Li guardavo e intanto la mia memoria bibliotecaria evocava stralci dei romanzi inglesi consumati avidamente nell’avida età della giovinezza. Non è da tutti apprezzare la disciplina british e certamente i signori non scendevano in campo solo per compiere un esercizio fisico. No, non poteva trattarsi di una questione di tecnica; voglio dire: ci sono altri modi per mandare una palla in porta. Scegliere di farlo impugnando dei bastoni ricurvi deve significare qualcosa in più; ci si deve domandare prima o poi come quel bastone storto sia giunto sino a noi e l’operazione acquista allora un carattere intellettuale di squisito gusto filologico.

Sono andato via quando mi sono detto convinto delle intenzioni serie – serissime – che animavano il club dei vegliardi mangiarane; certamente avevano interiorizzato lo stile dei sudditi di Her Majesty inglese. Interessante: un angolo di Sussex nel quartiere.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.

III 31, rue Simonet.

Ormai lo faccio abitualmente. Ogni volta che sosto davanti l’ascensore tenendo la porta aperta perché Algernon si decida a entrare, cerco di assumere un aspetto dignitoso e raccomandabile e accenno un sorriso, appena un abbozzo. Algernon impiega un paio di minuti ogni volta perché lo intimorisce la superficie lucida del pavimento dell’entrata e delle scale e ripiega sull’ascensore solo quando constata, per l’ennesima volta, di non avere alternativa.

Nel frattemascensorepo io sono certo di essere scrutato dall’occhio esigente di Madame Mercier, che mi figuro in punta di piedi nelle sue pantofole di lana, allungata lungo la porta per arrivare allo spioncino. La sua non è curiosità ma l’eccessiva cautela di una vecchia signora che teme sempre il peggio e che lascio delusa ogni volta che accenno a qualcosa di rasserenante perché credo che apprezzerebbe molto di più sapermi costantemente terrorizzato quanto lei. Madame Mercier vive da tanti anni al piano terra del palazzo, è minuta e un po’ ricurva, ma ancora molto bella e soprattutto aggraziata, nei tratti e nei movimenti. È vedova e ha due nipoti, una delle quali ormai sedicenne, a cui rivolgevo sempre qualche considerazione infantile e una battuta giocosa e a cui l’altro giorno mi sono sorpreso a dare del lei, ricambiando il saluto. Si sarà sentita grande. Non ho mai intravisto l’appartamento di Madame Mercier, nemmeno quando la porta rimane socchiusa e lei esce con il sacco della spazzatura per gettarlo in cortile, ma quando rientro, specie la mattina tardi, verso l’ora del pranzo, sento la sua radio accesa e ricordo che lei mi disse una volta di preferire l’ascolto della radio alla televisione. È sempre molto gentile con Algernon, che lei chiama il Principino e quando non lo vede in mia compagnia si informa sulla sua salute.

Al quinto piano, due rampe lontano da noi, abita Monsieur Leval, impiegato della Société Générale in pensione, che fornisce sia a me che a Victor informazioni non richieste sul resto del palazzo. In verità Victor è molto più abile di me a scansarne i servigi, ma lui sa che la nostra reputazione onorata è maturata grazie alla mia buona educazione e così sono io che mi intrattengo con Monsieur Leval ogni volta che non posso farne a meno e, mentre lui disquisisce sui problemi dello stabile o su quelli privati di quanti lo abitano, io penso a una formula di congedo per sottrarmi a un interrogatorio.

Ricordo che un giorno lo incontrai mentre ritiravo la posta e che mi ragguagliò con molta serietà sulla salute del nostro netturbino, quello addetto al ritiro dei rifiuti organici. Sarebbe presto tornato: l’assenza era dovuta a un’operazione che però era già stata superata. Io non sapevo neanche che avessimo un netturbino tutto nostro e mentre salivo le scale riflettendo sull’utilità della notizia appena ricevuta, mi raggiunse la voce di Leval che aggiungeva ancora: “é il migliore”.

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On se revoit. Avec plaisir.

Sébastien écrit le mardi.